L’angolo di Michele Anselmi

State a sentire. Mi passa davanti questo breve post scritto sulla sua pagina Facebook da Francesco Bruni, sceneggiatore e regista livornese che apprezzo. Dice: “Quelle due-tre persone in Italia che scrivono ancora seriamente di cinema senza amichetterie e calcoli, e senza prostrarsi di fronte alla notorietà e alla potenza della pubblicità, io le apprezzo molto, anche quando sono critiche nei confronti del mio lavoro. E trovo che andrebbero tutelate”. Per scherzo, o forse solo per curiosità, pure per provocarlo un po’, gli scrivo: “Fuori i nomi, però. Aiuterebbe a capire di chi parli”. Mi risponde: “Tu sei uno di quelli”.
Non credevo di essere della partita, dico davvero, ormai non ho più giornali dietro, scrivo solo per Facebook e Cinemonitor, sito legato alla Sapienza. Così rispondo: “Addirittura? Be’, grazie, non pensavo proprio di fare parte degli happy few. Sei gentile e so che non è piaggeria. Non sei il tipo. Quindi ancora grazie della considerazione”.
Tutto sembrava finito lì: nessuna smanceria, nessun minuetto. Io e Francesco Bruni abbiamo avuto negli anni anche motivi di duro dissapore pubblico, ad esempio su una certa “riforma” dei David di Donatello, pure su questioni estetiche legate al cinema italiano.
Invece il collega Marco Consoli, “giornalista freelance, vive a Milano ed è nato lo stesso anno di Pong. Si occupa di tecnologia, cinema, videogame, effetti speciali, economia e scrive per Ciak, Focus, L’Espresso, Sport Week” (si presenta così), mi rimprovera tra il serio e il faceto: “È nata una pericolosa amicizia”. Replico: “C’era già. Tuttavia io e Francesco mai confondiamo i ruoli”. Lui insiste, con deontologico rigore e ditino puntato: “Non bisogna essere mai amici degli artisti. E se si è amici si evita di scriverne. Un saluto”.
Accidenti! Un po’ mi spazientisco, ma sto al gioco, perché in linea teorica Consoli ha qualche ragione. Così preciso: “La chiami allora stima reciproca. La qual cosa non mi impedisce mai, e dico mai, di scrivere ciò che penso, giusto o sbagliato che sia, su film e serie tv. In tanti, intendo amici o presunti tali, mi hanno tolto il saluto negli anni, proprio a causa della mia assoluta sincerità nel recensire i loro film. Poi lei pensi ciò che vuole, con quella sua aria imperativa da chi la sa lunga sulla vita e sulla critica. Ps. In 47 anni di lavoro giornalistico si conoscono tante persone, l’importante è non farsi intimorire e non sentirsi mai parte di consorterie varie. Come del resto ribadisce Bruni nel suo post iniziale, parlando dei due-tre critici dai lui apprezzati anche se severi verso il suo lavoro. Un saluto”.
Spero che la faccenda si chiuda qui, mi ha già stufato. Ma a quanto pare anche nel mondo del giornalismo cinematografico, per dirla con il celebre motto di Pietro Nenni, “gareggiando a fare i puri, troverai sempre uno più puro che ti epura”. Perfino quando non conti più nulla (parlo del sottoscritto, 67 anni, pensionato).

Michele Anselmi