L’angolo di Michele Anselmi

In esergo c’è un arguto motto dello scrittore inglese William Somerset Maugham. Dice: ”La Costa Azzurra è un posto soleggiato per gente ombrosa”. Lui la conosceva bene, infatti è ricordato per il pessimismo acre e l’ironia crudele usati nel flagellare vizi e follia degli uomini, soprattutto delle donne. Per Natale, mercoledì 21 dicembre, esce con Lucky Red “Masquerade – Ladri d’amore”, commedia francese scritta e diretta da Nicolas Bedos, classe 1979. Il titolo originale, suona, in verità “Mascarade”; quello italiano adotta la dizione inglese, ma il riferimento all’omonimo “Masquerade”, 1967, di Joseph L. Mankiewicz si esaurisce sostanzialmente qui.
Storia intricata, per un totale di 142 minuti, ma a prenderla bene non ci si annoia, sia per la qualità della scrittura (Bedos è drammaturgo, oltre che regista e attore), sia per la prova degli attori coinvolti (quasi una Nazionale del cinema francese).
Si parte da una sontuosa stanza dell’hotel Negresco, a Nizza. Una giovane coppia “mascherata”, baffi finti e parrucca, sta per fare un colpo. Qualcuno bussa alla porta, la ragazza incinta di pochi mesi va ad aprire, sentiamo un colpo di pistola, lei resta per terra sanguinante, ancora viva. La sequenza successiva siamo in un’aula di tribunale, è appena cominciato il processo e sfilano i testimoni sotto le domande del giudice. A suo modo “Masquerade – Ladri d’amore” è una commedia nera, che lambisce il cinema nel ricordo dell’hitchcockiana “Caccia al ladro”, anche se Bedos si diverte a mischiare poesia e teatro, Paul Éluard e pochade francese, per mettere in scena un perfido apologo sulla natura umana, avidità inclusa.
Per restare allo stretto necessario. L’ex ballerino Adrien, dopo qualche esperienza da gigolò, è diventato l’amante di Martha, capricciosa ex diva sul viale del tramonto con costosa villa su mare. Lì, durante una festa, viene sedotto da Margot, una cinica ragazza dalla bellezza insinuante un po’ alla Jane Birkin: madre di una bambina, rimorchia uomini potenti per dare loro il brivido erotico della giovinezza in cambio di soldi e regali. I due si piacciono, si amano, cominciano a tradire i rispettivi compagni, elaborando un “colpo” che dovrebbe dare loro tranquillità economica e stabilità sentimentale. Ma le variabili impreviste non si contano, e vai a sapere se uno dei due non pensi a tutt’altro…
Bedos conosce i suoi polli, nel senso che affibbia un “carattere” a ciascuno dei personaggi che affollano il parterre drammaturgico. La qualità del film, secondo me, sta nel fatto che l’osservazione si muove tra sarcasmo e pietà, nessuno è totalmente cattivo o buono, semmai ognuno anticipa qualche mossa nella speranza di non restare fregato nella “ronde” amorosa o di vendicarsi di qualche torto subito. Poi c’è il sesso a fare da collante, anche in senso non figurato.
Naturalmente è la presenza di Isabelle Adjani, classe 1955, tornata al cinema appunto con “Masquerade” e con “Petra von Kant” di François Ozon, a incuriosire: in un ruolo dai riflessi spiritosamente autobiografici, l’attrice si diverte a incarnare la diva frustrata e manipolatrice incapace di accettare il tempo che passa, maltratta il giovane amante temendo di non essere più desiderabile e riguarda i vecchi film nei quali la porcellanata venustà non era affidata al ritocco plastico. Ma tutto il cast suona ben scelto: da Pierre Niney a Marine Vacth, nei panni di Adrien e Margot, da Francois Cluzet a Emmanuelle Devos, da Nicolas Briançon a Charles Berling, con una menzione speciale per Laura Morante, qui davvero strepitosa e diabolica.
Anche se la storia è ambientata ai giorni nostri, echeggiano due canzoni italiane degli anni Sessanta, “Ma che freddo fa” di Nada e “La bambola” di Patty Pravo: sarà un omaggio, in fondo tutto finisce a Pitigliano, in Toscana…

Michele Anselmi