L’angolo di Michele Anselmi

C’era bisogno di rifare una commedia francese del 2018, in Italia uscita col titolo “Tutti in piedi”, per estrarne qualcosa, uguale e diverso, più in linea con i nostri gusti? Dipende. Vision Distribution e Wild Side avranno pensato che, visti gli scarsi incassi dell’originale, ci fossero margini per una rilettura affidata a un esperto regista pop come Riccardo Milani e a due attori sulla cresta dell’onda come Pierfrancesco Favino e Miriam Leone. Il risultato è “Corro da te”, presentato oggi alla stampa: uscirà nelle sale giovedì prossimo, 17 marzo, confidando sulla scarsa memoria del pubblico e sulla confezione piuttosto smaltata, anche un po’ sulla delicatezza del tema, riguardante la disabilità.
Qualcuno storcerà il naso, rimproverando al film di scherzare sul filo di un “politicamente scorretto” teso ad addolcire la cruda realtà di una condizione umana; ma è anche vero che Milani, reduce dal fortunato dittico “Come un gatto in tangenziale”, gioca volentieri con il paradosso che presiede all’incontro amoroso, talvolta pigiando il pedale della “lotta di classe” e della differenza sociale, sia pure in toni leggeri, talvolta lavorando sui meccanismi più o meno classici della commedia di costume a sfondo sentimentale.
“Corro da te” è meno frenetico e ribaldo dell’originale francese, scritto, diretto e interpretato da Franck Dubosc, protagonista di una memorabile puntata della serie “Chiami il mio agente!”. La sua comicità non s’intona agli standard italiani, infatti qui c’è Favino, con barbetta e tatuaggi sui pettorali scolpiti, in un ruolo che una volta, forse, sarebbe toccato a Vittorio Gassman, ramo “mostri”.
Perché a suo modo, il 49enne Gianni è mostruoso. Come per una sfida con sé stesso, seduce tutte le fanciulle che gli capitano a tiro a colpi di menzogne sesquipedali. Nulla sembra fermare questo ricco industriale delle scarpe da “runner”: mitomane e sciupafemmine, misogino e ossessivo. Un giorno, rovistando nella casa in periferia della vecchia madre appena morta, viene colto su una sedia a rotelle da una bella vicina di casa. Lei lo prende per un paraplegico, lui, deciso solo a conquistarla, la butta sul patetico e si finge “handicappato”. Solo che la ragazza ha in mente per l’uomo la sorella Chiara, che è paralizzata dalle gambe in giù e forse vorrebbe essere amata, benché abbia una vita piena, soddisfacente: suona il violino classico, gioca a tennis, detesta il pietismo altrui, è sicura della propria bellezza, luminosa e carismatica.
La domanda è semplice: quanto impiegherà il cinico Gianni, sempre più a disagio sulla sedia a rotelle, a innamorarsi davvero di Chiara dopo essersela portata a letto vantandosene poi con gli amici fancazzisti del Circolo Canottieri?
S’intende che la disabilità, descritta abbastanza onestamente, serve come scalpello drammaturgico per smantellare la codardia trita e la feroce insensibilità del quasi cinquantenne, secondo una formula classica del cinema hollywoodiano. Però bisogna crederci…
Milani orchestra un film che probabilmente funzionerà al botteghino, perché fa sorridere, anche un po’ riflettere, rovescia qualche luogo comune e prende il meglio – molte scene sono pantografate – dall’originale transalpino. I difetti, secondo me, sono i soliti di un certo cinema italiano medio: un uso sconsiderato della musica, canzoni inglesi incluse (perché far risuonare due volte “Streets of Love” dei Rolling Stones?); un succedersi un po’ pleonastico di finali; il timore del silenzio o del sottovoce, come se ogni vuoto dovesse essere riempito per non far pensare lo spettatore.
Poi naturalmente ci sono gli attori, diretti con cura da Milani, un regista che sa costruire i cast e contenere gli istrionismi. Favino e Leone risultano bene assortiti, lui buffo e stronzissimo, lei avveduta e intuitiva (solo troppo truccata); ma contribuiscono alla dimensione corale tutti gli altri, da Pilar Fogliati a Giulio Base, da Vanessa Scalera a Pietro Sermonti, da Steve Della Casa a Felice Farina, e naturalmente Michele Placido e Piera Degli Esposti in partecipazione speciale. Poche settimane dopo la fine delle riprese la grande attrice bolognese sarebbe morta; a lei, nei panni della sagace nonna, tocca una battuta niente male sospirata a Gianni: “T’hanno incastrato, eh! Avevi puntato la ragazzina e ti tocca la paralitica”.

Michele Anselmi