L’angolo di Michele Anselmi 

Pensavo che non si facessero più film così sgangherati, invece mi sbagliavo. Distribuito da I Wonder Pictures e Medusa, esce oggi, giovedì 30 giugno, “Mistero a Saint-Tropez”. Lo firma un regista francese 43enne, Nicolas Benamou, e vedo che la storia è stata scritta a otto mani, un po’ come succedeva ai tempi dei “cine-panettoni” nostrani. Troppe teste al lavoro… Siamo nel ramo della parodia poliziesca, con una punta di “screwball comedy”, per dirla alla cinefila, ma certo non bastano porte in faccia, rastrelli e frecce nel sedere, pipe caricate ad hashish e scivolate nell’olio per rifare “Hollywood Party” con una punta di “Pantera rosa”. Eppure il modello sembra proprio il rimpianto Blake Edwards, con qualche vago riferimento al “tenente Colombo”: cioè una farsa in costume su un commissario pasticcione che non ne azzecca una, proprio come l’ispettore Clouseau di Peter Sellers, salvo poi risolvere il caso nel modo più fortuito, a colpi di maldestrezza.
“Saint-Tropez Twist” del nostro Peppino di Capri risuona negli spiritosi titoli di testa, a evocare un mondo (un cinema) che non c’è più; infatti siamo nell’agosto del 1970 in una sontuosa villa sulla Costa Azzurra. Una specie di Diabolik in tuta nera, ma forse il riferimento è a Fantomas, sta sabotando una fiammante Renault “Florida”, in modo che i freni facciano cilecca. Infatti il giorno dopo avviene il fattaccio, benché non letale. Ma il barone Croissant, che ogni anno invita nella sua magione la crème de la crème senza sapere di essere cornuto, telefona all’amico sottosegretario Chirac, futuro presidente, perché da Parigi qualcuno scenda a indagare su quegli strani fatti.
Sono tutti in vacanza, non resta che spedire laggiù il commissario Jean Boulin (nella versione italiana diventa Bottà, vai a sapere perché), che è a un passo dalla pensione ma accetta volentieri l’incarico di fiducia. S’intende che il detective mitomane, esattamente come Clouseau, combinerà un disastro dopo l’altro, sotto lo sguardo dei viziosi ospiti, per lo più del mondo del cinema, ciascuno con un segreto da custodire.
Colori vivacissimi, split-screen stile anni Settanta, doppi sensi sessuali, accurata ricostruzione d’ambiente in chiave pop (abiti, arredi, parrucche, auto), “Mistero a Saint-Tropez” è solo un pretesto per far compiere ai personaggi della comitiva gli atti più ridicoli o inconsulti; la comicità è di grana grossa, quasi goliardica, la vicenda “gialla” è tenuta insieme con lo scotch, e certo il doppiaggio italiano, troppo survoltato rispetto all’originale francese, non aiuta.
Non so se sia previsto un seguito o una serie, forse sarebbe meglio di no. Christian Clavier, pure coproduttore e sceneggiatore, si cuce addosso il personaggio del fesso Moulin, strappando ogni tanto un sorriso; gli altri in campo, da Benoît Poelvoorde a Gérard Depardieu, da Rossy de Palma a Thierry Lhermitte, paiono domandarsi a ogni scena: “Ma che ci faccio qui?”.

Michele Anselmi