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Mogli dei soldati in guerra. Torna Peter Cattaneo, il regista di “Full Monty”

L’angolo di Michele Anselmi 

Dopo il passaggio alla Festa di Roma 2019, il film doveva uscire nei cinema a marzo, con Eagle Pictures, ma si sa com’è andata a finire. E tuttavia, dal 25 aprile, chi fosse interessato potrà recuperare “La sfida delle mogli” in streaming, naturalmente a pagamento, sulle principali piattaforme digitali “on demand” (Sky Primafila, TimVision, Chili, Huawei Video, Rakuten Tv e Infinity).
Perché lo consiglio? Perché porta la firma di quel Peter Cattaneo, classe 1964, inglese di origini italiane, che fu regista dell’indimenticabile “Full Monty – Squattrinati organizzati”, 1997, capostipite di una certa commedia “impegnata” capace di intrecciare denuncia sociale e situazioni buffe, senso dell’ingiustizia e battute irriverenti.
Dopo quel capolavoro il regista non è più riuscito a bissare il miracolo, ma ha girato film curiosi e diretto serie televisive. “Military Wives”, ribattezzato per l’Italia “La sfida delle mogli”, segna il suo ritorno al grande schermo, e bisogna dire che è una riuscita.
“Non possiamo permetterci di essere contro la guerra. Noi la guerra l’abbiamo sposata” scandisce una delle signore in questione di fronte a un sit-in pacifista. Tristemente vero. La ricetta è un po’ la stessa di “Full Monty”. Un tema serio, anche doloroso, affrontato da un punto di vista particolare, che invita al sorriso senza dimenticare le strettoie della condizione umana. Alla base c’è una fortunata serie tv della Bbc, “The Choir: Military Wives”, ma ancor prima, nel 2006, gli americani avevano trattato l’argomento con un’altra serie, “Army Wives”.
Siamo nella base militare di Flitcroft, qualche anno fa: da lì partono molti dei soldati britannici inviati a combattere nel sud dell’Afghanistan, e le perdite stanno superando quelle in Iraq. Per le mogli dei militari sono tempi atroci: separate dai loro uomini, vivono coi figli nell’ansia che qualcuno bussi di mattina alla porta recando la notizia ferale; e intanto provano ad allentare la tensione ritrovandosi in una sorta di “comitato”, dove perlopiù si beve e si cazzeggia.
Finché la rigida Kate, moglie di un colonnello in missione e madre di un soldato morto in guerra, non decide di prendere in mano le cose. Come? Istruendo un coro. Essendo antipatica e presuntuosa, viene mal sopportata dalle altre donne della base, specie Lisa, ribelle e “rockettara”, la prende di punta. Ma vedrete che strada facendo, mentre si profila una nuova tragedia e scappa fuori un inatteso ingaggio alla Royal Albert Hall per “Il concerto della memoria”, l’eterogeneo gruppo di donne saprà strutturarsi come un vero “ensemble”, addirittura componendo una canzone che le rappresenta tutte. Oggi sono decine, in Gran Bretagna, i cori nati da quell’esempio, per un totale di 2.300 donne.
“La sfida delle mogli” va sul sicuro, nell’alternanza di paure e riscatto, tra affondi coloriti e torsioni toccanti; e tuttavia Cattaneo sa maneggiare con cura, pure discrezione, la materia scivolosa. Naturalmente le canzoni da far risuonare sono scelte con cura, da “Shout” a “Time After Time” passando per “We Are Family”, ma è la partitura drammaturgica, non a caso firmata da due donne, Rosanne Flynn e Rachel Tunnard, a ispessire la commedia e introdurre dettagli di crudo realismo femminile.
Kristin Scott Thomas, ormai specializzata in ruoli del genere, è “la stronza ipercontrollata” che si redime scongelandosi strada facendo, mentre l’avversaria/ amica è incarnata dall’elegante, forse perfino troppo, Sharon Horgan. Film perfetto, specie sul versante femminile, per queste giornate all’insegna del cosiddetto lockdown.

Michele Anselmi

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