“Murder Mubarak” trasporta il pubblico nel cuore dell’alta società indiana, dove tra lusso e classismo emergono nel più ironico dei modi segreti inconfessabili. Il film, ora disponibile su Netflix e diretto da Homi Adajania, è un giallo capace di intrattenere con leggerezza e comicità lo spettatore.

Al centro della narrazione troviamo il Royal Delhi Club, fondato dagli inglesi, ma ora frequentato da coloro che amano perpetuare comportamenti tipici della società indiana pre-indipendenza. Il quieto vivere di un’élite, che si muove tra sontuosi eventi e intricati rapporti di potere, viene però interrotto dall’omicidio di uno dei suoi più noti membri, portando così il vice commissario della polizia, Bhavani Singh, e il suo assistente a dover indagare sulla questione.

“Murder Mubarak” è una satira di classe, dove vengono messi in mostra la superficialità e gli eccessi delle classi più agiate di Delhi. Viene reso evidente nella scena in cui Bambi, mentre mangia, viene avvicinata da una bambina che le chiede del cibo. Pur avendo la possibilità di offrirle un intero piatto, Bambi le dà solo i suoi avanzi. Questo atteggiamento emerge anche nelle scene in cui i dipendenti del club, per lo più anziani, vengono chiamati “ragazzi” dai membri, che usano un campanello per richiamarli, mancando così di rispetto a delle persone anziane semplicemente perché troppo povere. La satira su Delhi è dunque rumorosa, quasi quanto la città stessa e, attraverso esagerazioni e battute comiche, mette in luce un forte squilibrio sociale.

Un personaggio particolarmente attrattivo è il detective interpretato da Pankaj Tripathi. La sua calma, le capacità di persuasione e l’abbigliamento semplice lo rendono quasi un conoscente per i sospettati, permettendogli di scoprire dettagli inaspettati e conquistare l’affetto degli spettatori. In parallelo, i personaggi di Bambi Todi e Aakash Dogra sviluppano una dinamica intrigante capace di catturare l’interesse degli spettatori dall’animo più romantico.

I personaggi sono molteplici e, sebbene la regia sia riuscita a dare spazio sufficiente ad ognuno, talvolta, risultano eccessivi. Molto spesso la presenza di personaggi secondari, seppur divertenti, tende a dilatare la trama, rallentando il ritmo del film. Anche il continuo inserimento di colpi di scena, probabilmente voluto dagli sceneggiatori per confondere il pubblico e mantenere la suspense, funziona efficacemente per la maggior parte del tempo, apparendo però un po’ forzato. Tuttavia, bisogna tener conto del fatto che le digressioni sono una componente tipica della cinematografia indiana e pertanto vanno analizzate all’interno del contesto culturale di cui fanno parte.

Riprese ottime e dialoghi divertenti, abbinati a costumi e ambientazioni dai colori vivaci, rendono la visione del film piacevole nonostante alcune imperfezioni. “Murder Mubarak” è un’esperienza cinematografica vibrante che cattura l’essenza caotica e affascinante di Delhi, rendendola fruibile anche per il pubblico occidentale.

Francesca Ganzinelli