L’angolo di Michele Anselmi

Negli Stati Uniti “L’uomo dei ghiacchi” è uscito direttamente su Netflix a giugno, e forse è la scelta migliore. Da noi arriva nelle sale giovedì 2 dicembre, targato Bim, forse puntando su un certo carisma da “action-hero” che il 69enne Liam Neeson s’è guadagnato con la serie “Taken”, dando una svolta inattesa alla sua carriera. Diciamo che Neeson, irlandese, attore anche versatile e fine, è diventato un po’ il fratello maggiore di Nicolas Cage, ogni tanto prova a fare un film in cui non spara di brutto o spezza ossa, ma poi sempre lì torna.
Il titolo originale recita “The Ice Road”, forse più intonato alla storia. Che vede l’attore nei panni di un rude camionista americano, Mike, amorevolmente alle prese con un fratello minore, Gurty, ex soldato tornato dall’Iraq con qualche rotella fuori posto. Perso l’ennesimo lavoro per la stronzaggine dei colleghi, Mike si ritrova ad accettare una missione assai rischiosa: attraversare su un bestione da 25 tonnellate il lago ghiacciato Manitoba, su in Canada, per trasportare nella miniera di Katka una testa di pozzo e 100 metri di tubature. Una ventina di minatori, rimasti intrappolanti sotto terra per una fuga di metano, stanno esaurendo l’aria, l’unica speranza è racchiusa in quel camion, solo che siamo ad aprile, stagione nel quale il ghiaccio comincia a sciogliersi.
Non saprei dire se il regista e sceneggiatore Jonathan Hensleigh si sia un po’ ispirato, certo cambiando ambientazione, al classico di Henri-Georges Clouzot “Vite vendute”, poi rifatto a Hollywood da William Friedkin col titolo “Il salario della paura”; ma è meglio non fare paragoni impietosi con quei due bei film. Qui tutto è più meccanico, tagliato con l’accetta, scandito da dialoghi spesso ridicoli, all’insegna del politicamente corretto (dietro c’è la solita speculazione capitalistica ai danni della povera gente), e tuttavia il camionista squattrinato e dal cuore d’oro, tosto all’occorrenza, è un personaggio che funziona sempre. In verità, i camionisti sono tre, perché serve un convoglio, nel caso uno o due non ce la facessero. E così da Winnipeg partono tre “trucks”, guidati rispettivamente da Mike e suo fratello, da una giovane nativa indiana che teme per la sorte del fratello minatore, da un nero che ha fatto i soldi ma non dimentica l’origine proletaria.
Naturalmente c’è chi vuole far fallire l’impresa, ad ogni costo, e qui entrano in campo gli effetti speciali digitali per rendere al meglio lo scongelamento dei ghiacci sulla temuta “ice road”.
Capelli tinti di marrone per sembrare più giovane, Neeson, doppiato dal tonante Alessandro Rossi, umanizza il personaggio di Mike, senza negarsi, quando tutto sembra crollare, la fatidica frase: “Adesso basta, mi hanno fatto arrabbiare”. Si vede che per tutti, inclusi il redivivo Laurence Fishburne e il “picchiatello” Marcus Thomas, l’ingaggio è “alimentare”; nessuno crede granché a ciò che fa o dice sullo schermo. Ma per chi ama il genere ci sono momenti fortemente spettacolari, sul filo della tensione; il tutto sotto l’egida della Kenworth, celebre marca statunitense di camion giganteschi.

Michele Anselmi