L’angolo di Michele Anselmi

Immagino lo sconforto di registi, attori, produttori e distributori italiani, e temo che non sarà il ritorno dei posti all’80 per cento della capienza a migliorare granché le cose per i colori nazionali. Magari invece mi sbaglio: pronto ad essere smentito. Mentre “No Time To Die”, ovvero il nuovo 007, in quattro giorni incassa più di 2 milioni e mezzo di euro, naturalmente essendo in sala con oltre 900 copie e godendo di un passa parola che promette sorprese mica male nel finale, il cinema italiano, anche quello migliore e di un certo richiamo popolare, sembra galleggiare nella delusione.
Prendete Nanni Moretti, di sicuro uno dei nostri registi più importanti e venerati: il suo “Tre piani” dopo il secondo week-end è arrivato a 1 milione e 281 mila euro, con quasi 400 copie in giro. Viste le attese e il dibattito critico sviluppatosi attorno al film, ci si aspettava un risultato parecchio migliore (ricordo che il precedente “Mia madre”, certo in età pre-Covid, si fermò a 3 milioni e mezzo e fu considerato un mezzo insuccesso).
Non sorride, dopo una buona partenza post-veneziana, neanche l’ottimo “Qui rido io” di Mario Martone: dopo il quarto week-end è fermo a 1 milione e 184 mila euro, potrà incassare ancora qualcosa ma non più di tanto. Pure “Il silenzio grande” di Alessandro Gassmann, reduce dalle Giornate degli autori al Lido, non decolla: dopo tre week-end è fermo a 105 mila euro. Per non dire di “Il buco” di Michelangelo Frammartino, molto amato dalla critica (quasi tutta) e premiato a Venezia pochi giorni fa: 59 mila euro in tutto, dopo due week-end di programmazione.
Nel frattempo sono usciti anche “Benvenuti in casa Esposito” di Gianluca Ansanelli, “Sulla giostra” di Giorgia Cecere e “I nostri fantasmi” di Alessandro Capitani, rispettivamente a 106 mila euro (11 giorni), 17.954 euro (quattro giorni) e 7.054 euro (4 giorni). Si potrebbe continuare con questo stillicidio di deprimenti risultati commerciali, sapendo che giovedì prossimo usciranno come minimo altre tre titoli italiani, pure interessanti, cioè “La scuola cattolica” di Stefano Mordini, “A Chiara” di Jonas Carpignano e “The Italian Banker” di Alessandro Rossetto.
Io credo, con tutto il rispetto dovuto al cinema italiano, certo alle prese con un pubblico distratto e alla ricerca di strade creative non convenzionali, che non abbia senso dare tutta la colpa a Netflix, Sky, Amazon Prime e alle più diverse piattaforme. Chi voleva vedere “Tre piani” è andato al cinema sin dal primo giorno, in tutta Italia, e ha trovato abbastanza facilmente sale e posti. Solo che il pubblico di Moretti è un pubblico di sessantenni o giù di lì, insomma sono io e quelli come me. E il suo film va già benino rispetto agli altri, perlopiù destinati ad essere smontati nel giro di pochi giorni, in attesa di un passaggio tv, sempre che ci sia. Questo è lo stato delle cose. “Non c’è chiamata, vedo dura la sala in generale” riflette amaramente un amico, importante attore e regista. Magari, prima o dopo, bisognerà chiedersi se abbia davvero senso fare spingere tanti film italiani nelle sale, come se nulla fosse successo, illudendosi che possano trovare un minimo di ascolto in platea solo perché questo o quel “giornalone” gli ha dedicato una pagina ricolma di elogi.

Michele Anselmi