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“Nomad – In cammino con Bruce Chatwin”: racconti di un professionista e della sua eredità

Immaginiamo di essere tornati bambini e di avere una vetrina in cui conservare i nostri giochi preferiti, o comunque oggetti che per noi rappresentano la felicità. Ecco, la vetrinetta vittoriana di Bruce Chatwin, esploratore e scrittore morto nel 1989, era piena di oggetti che nascondevano una storia, la stessa che lui avrebbe cercato di ripercorrere una volta diventato adulto. La scomparsa di Chatwin a causa dell’AIDS ha impedito di poter avere la sua voce fuori campo a narrare la storia, le sue scoperte, le sue idee e per questo Herzog, regista e scrittore, ha deciso di indossare lo zaino che per anni accompagnò il suo amico e ripercorrere le tappe della sua vita nel documentario “Nomad – In cammino con Bruce Chatwin”, al cinema il 19, il 20 e il 21 ottobre.

Herzog sceglie di scandire le tempistiche del documentario in otto capitoli che custodiscono diversi punti di vista e sfaccettature dell’esploratore. La scansione dei tempi non è limitatamente cronologica, si parte dal bambino Bruce per arrivare all’uomo, ma non considerandolo un percorso a compartimenti stagni, piuttosto uno in cui si presuppone il costante incastro tra sogni d’infanzia e successive ricerche sul campo. Il documentario è un mosaico di tasselli colorati che descrivono l’uomo, l’esploratore, l’amico, il marito, il valore di luoghi, culture ed elementi connessi con il protagonista. Ripercorrendo i vari step, lo spettatore passa dallo scoprire curiosità legate all’infanzia e alla personalità di Bruce, alla scoperta del cuore pulsante di paesaggi che reciprocamente hanno acquisito e lasciato un segno nella sua vita; infine appunti, testimonianze e ricostruzioni che mostrano le civiltà, le loro peculiarità e i drammi portati dai conquistatori occidentali, hanno permesso di creare racconti e descrizioni conservati in uno zaino.

Foto e riprese, prima e durante la malattia, mostrano la metamorfosi di una giovane figura, divenuta pallida e con gli occhi vuoti, che muta con sé il significato di uno zaino sinonimo di conoscenza, di ricerche, ma che alla fine dei giorni diventa un peso come la vita stessa. La maestosità del viaggio di Bruce e il suo valore è ampiamente dichiarato dalle riprese che, escludendo quelle delle testimonianze, sposano perlopiù una visuale dall’alto tranne quella conclusiva, ovvero una ripresa frontale e tagliente sulle note della melodia evocativa già presente all’inizio e che sancisce la chiusura del libro, quello della vita di Chatwin. Il prodotto cinematografico distribuito da Feltrinelli Real Cinema e Wanted Cinema è un mix tra una biografia e un vero e proprio documentario storico-culturale, aspetti tenuti insieme da “Footstep” un vocabolo che in inglese assume il significato di passo, ora in una duplice valenza: quelli compiuti da Chatwin e quelli dei suoi viaggi di cui, come affermava Vidal, si è “alcolizzato”. “Parto per un lungo viaggio”, questo il motto di Chatwin: un viaggio che va oltre la sua esistenza, un viaggio che è sinonimo di eredità.

Cristina Quattrociocchi

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