L’angolo di Michele Anselmi

Dice: non ci sono più gli attori di una volta. Sembra un luogo comune, una roba da nostalgici, da anziani, da pigri, e di solito insorgo protestando. Ma un po’ è vero. Parecchi amici di Facebook mi chiedono di segnalare loro film o serie tv. Lo faccio volentieri, sono in pensione e fatico sempre di più ad andare al cinema (ma giurò che lo farò). Ieri sera, su Netflix, mi sono imbattuto per puro caso in un film francese che non avevo mai visto: “Pile ou face”, che corrisponde più o meno, credo, al nostro “testa o croce”. Risale al 1980: fu diretto da Robert Enrico, scritto da Michel Audiard, sulla base di un romanzo giallo americano di Alfred Harris trasportato a Bordeaux. Chi erano gli attori protagonisti? Philippe Noiret e Michel Serrault, con il rincalzo di un giovane Pierre Arditi e della stuzzicante Dorothée, al secolo Frédérique Hoschedé.
In realtà il film, ho scoperto dopo, uscì anche in Italia, col titolo “Sorvegliate il vedovo”, comprato e distribuito da Gianfranco Piccioli. Non saprei dire come andò sul piano commerciale, ma visto in francese coi sottotitoli m’è parso davvero un’amabile sorpresa. Per il tono da commedia nera alla luce del sole, per la bizzarria dell’intreccio (una doppia indagine poliziesca, tra uxoricidio e orgette), per l’approdo tra malinconico e liberatorio della vicenda.
Vedete, se siete incuriositi, cercando su Netflix. Ma qui mi preme sottolineare la bravura dei due interpreti: il corpulento Noiret, con capelli un po’ arricciati e una tosse insistente, è uno sbirro a un passo dalla pensione, vedovo, che non dà tregua al minuto Serrault, coi baffetti e il cappotto da piccolo borghese, la cui moglie è appena saltata dalla finestra di casa morendo sul colpo. Per il commissario il marito è colpevole, ma tutto dice il contrario. E intanto, nonostante il sospetto, nasce una strana amicizia senile tra i due antagonisti, ciascuno dei quali custodisce qualche motivo di esasperazione nei confronti delle decedute mogli.
Noiret e Serrault, purtroppo entrambi scomparsi, si divertono a giocare al gatto e al topo, ciascuno cambiando di ruolo nel corso della partita, arricchita dalla presenza di una presentatrice televisiva che gira nuda per casa e di una giovane prostituta coinvolta in festini politicamente imbarazzanti.
Tutto il film, girato a luce naturale, in ambienti délabré, è un po’ strano, spiazzante, malinconico, buffo, pure sottilmente amorale. Oggi, credo e temo, nessun produttore, neppure in Francia, metterebbe dei soldi per girare un anti-giallo del genere.

Michele Anselmi