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“Non ho mai”: la lotta tra tradizione (indiana) e modernità (americana) in salsa teen

“Non ho mai” ha debuttato su Netflix senza troppa pubblicità, diventando tuttavia uno dei titoli più interessanti e convincenti proposti negli ultimi mesi dalla piattaforma streaming specialmente nella categoria teen drama. La serie ideata da Mindy Kaling e Lang Fisher, 10 episodi in tutto, è riuscita ad indagare e presentare la vita dei teenager, l’elaborazione di un lutto con un’attenzione per la diversità ironica, fresca e coinvolgente, grazie ad una giovanissima attrice (Maitreyi Ramakrishnan) che sembra pronta ad occupare un posto importante nel mondo del cinema e della televisione.

Devi Vishwakumar, quindici anni, è un’adolescente indiana naturalizzata statunitense, reduce da un anno piuttosto traumatico: la morte del padre e un problema psicologico che l’ha costretta in sedia a rotella. Tornata a camminare sulle sue gambe, è determinata a dare una svolta importante alla sua vita, presentandosi al mondo come una normale adolescente americana. Questo per lei significa soprattutto trovare un ragazzo ed essere felice. Per provare a superare la morte del padre, Devi si rivolge ad una terapeuta che le consiglia di prendere in mano la sua vita e trovare il coraggio che le serve per conquistare Paxton, il ragazzo di cui è innamorata, senza sapere che questo atto metterà in moto una serie di eventi che avranno un peso molto importante sulla sua vita, sulla sua emotività e sul rapporto con le sue amiche e con sua madre.

Il tratteggio del personaggio di Devi abbandona, fin dai primissimi minuti, tutti i possibili schemi e cliché con la rappresentazione della ragazza complicata, determinata e vulnerabile, ancora incapace di affrontare realmente la perdita del padre e destinata a sbagliare più e più volte, pur essendo piena di buone intenzioni. In lei si racchiudono varie personalità: Devi è tosta, timida, dolce, grintosa e a tratti “sfigata”. È un personaggio a cui ci sentiamo vicini, ma anche che è facile detestare.
“Non ho mai…” ha tra i punti di forza un’innovativo punto di vista sui ragazzi che esula dai normali canoni teen di Netflix, ma soprattutto riesce a descrivere in mondo impeccabile le vite dei giovani indiani di seconda generazione, sospesi tra due mondi diversi che, nonostante siano in contrapposizione, possono convivere e arricchirsi a vicenda. La serie sarebbe potuta scivolare nel banale, invece, risulta divertente, emozionante e ben confezionata. Riesce a mettere in secondo piano alcuni elementi poco convincenti, in particolare l’infermità temporanea della protagonista e i cambiamenti repentini di alcuni personaggi, per concentrarsi su tematiche e messaggi attuali ed importanti.

Flavia Arcangeli

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