HIGHLIGHTS Recensioni

Occhio alla cometa a pezzi in “Greenland”: la Terra finirà per sempre? Butler, Crowe in sedicesimo

L’angolo di Michele Anselmi 

Michele Anselmi per Cinemonitor
Lo confesso: ormai vedo i film con Gerard Butler, scozzese, classe 1969, insomma il Leonida di “300”, come un tempo si faceva con quelli di Sylvester Stallone, Arnold Scharzenegger e Steven Seagal. Con una punta di divertita rassegnazione, senza aspettarmi nulla. Butler mi pare una copia in sedicesimo, pure sbiadita, di Russell Crowe, sarà anche perché indossa da noi la stessa voce di Luca Ward. L’attore ha provato a fare qualcosa di diverso, pure commedie sentimentali o strappalacrime, ma funziona al botteghino solo quando fa l’eroe raddrizzatorti, come nella serie “Attacco al potere”, da lui coprodotta.
Il suo nuovo film, nelle sale da giovedì 8 ottobre con Lucky Red e Universal, si chiama “Greenland”, che in inglese significa Groenlandia, ma non tutti se lo ricordano o lo sanno. Il motivo di quel titolo lo scoprirete strada facendo, se vi interessa questa storia catastrofica che pesca in un filone classico della fantascienza ravvicinata sulla fine del mondo. Siamo dalle parti di “Meteor” e “Deep Impact”, metterei da parte invece modelli più nobili come “Melancholia” e “These Final Hours”.
Stavolta non è un asteroide a precipitare sulla Terra, bensì frammenti ancora più devastanti di una cometa. Siamo in Georgia, dove vive il tosto ingegnere edile John Garrity, appunto Butler. Lì per lì nessuno fa caso ai segnali dell’Apocalisse imminente, ma il cielo arancione annuncia sfracelli. Così Garrity, che ha i suoi problemi coniugali con la moglie e qualche preoccupazione per il figlioletto diabetico, deve prendere in mano la situazione. C’è di mezzo un dilemma morale, quasi in chiave di “eugenetica”: perché proprio la sua famiglia è stata selezionata da un piano governativo di sopravvivenza che esclude milioni di americani?
Il film, ricolmo di effetti speciali al computer e lungo quasi due ore, racconta lo sfaldarsi e il ricongiungersi dei tre mentre tutto sembra andare in pezzi, letteralmente (prima scompare Tampa, in Florida, poi toccherà alle grandi città europee, a partire da Parigi).
La novità sta nel fatto che Butler incarna stavolta un uomo normale compresso in situazioni eccezionali. Il che lo porterà a tirare fuori, per sopravvivere agli eventi tragici, inclusi saccheggi e rapimenti, qualità ferine e violente che non sapeva di possedere.
Il regista Ric Roman Waugh, che aveva già firmato il terzo “Attacco al potere”, pilota il disaster-movie con l’occhio al fattore umano, se tale possiamo definirlo: mentre la fine s’avvicina, chi farà germogliare le speranze di un possibile domani?
Butler è quello che è, la moglie è Morena Baccarin, dalle labbra un po’ strane, il migliore in campo è il ragazzino Roger Dale Floyd. Rispunta a sorpresa un incartapecorito Scott Glenn nei panni del nonno, e sale una nota di tristezza ripensando ai bei film che fece.
PS. L’unico film che sembra salvarsi al box-office, in queste settimane deprimenti per il cinema in sala, è “Un giorno sbagliato” con Russell Crowe. Chissà se Gerard Butler riuscirà ad oscurare l’originale.

Michele Anselmi

Condividi quest'articolo