Su Netflix arriva “Odio il Natale”, adattamento Made in Italy della serie norvegese “Natale con uno sconosciuto”. Mancano 24 giorni a Natale e Gianna, la protagonista di questo racconto, deve fare i conti con la sua famiglia che – nei giorni di festa – si aspetta di vederla finalmente sistemata con un uomo dopo la fine della sua relazione con Francesco. Le aspettative sono altissime e Gianna è costretta a dire una piccola bugia: portare un fidanzato al pranzo di Natale.
Inizia così per la protagonista un divertente viaggio tra appuntamenti disastrosi, app di incontri, festini pieni di adolescenti e fiumi di alcol per accompagnare i terribili incontri con uomini stereotipati che le mettono i bastoni fra le ruote e la costringono ad accettare una dura verità: dopo i trent’anni gli uomini non cadono dal cielo.
La serie racconta attraverso un irriverente modello comunicativo il cliché – tipicamente italiano – del fidanzato perfetto a Natale: è proprio questo l’elemento cardine della storia. Il cenone di Natale viene presentato sotto due luci diverse: un campo minato, in cui qualsiasi parola può scatenare lo scontato sguardo giudicante dei commensali, o l’occasione per spuntare – o meno – la check-list preparata precedentemente.
La protagonista – per tutto il racconto – ci trasporta di fretta nelle sue dinamiche da montagne russe e corre insieme a noi le vie di una suggestiva Venezia addobbata a festa, ambientazione anomala per una serie nostrana, ma proprio per questo più visivamente attraente. Questa sua continua corsa però tende a non dare il giusto peso all’emotività dei personaggi lasciando un leggero amaro in bocca per quello che poteva essere, ma che purtroppo la serie non è riuscita ad essere.
“Odio il Natale”, nonostante alcune piccole incertezze, risulta però un prodotto vincente in cui si respira la tipica commedia natalizia, per la prima volta in chiave italiana, condita con un po’ di sano romanticismo che riesce a conquistare anche i Grinch incalliti. La serie è, senza alcun dubbio, un buon passatempo per prepararsi alle festività in arrivo e – soprattutto – alle fatidiche domande scomode dei parenti.

Flavia Arcangeli