Un camion viene fermato dalla polizia, è guidato da una drag queen disabile sporca di sangue e all’interno dell’automezzo vengono rinvenuti un branco di cani. È l’incipit di ‘’Dogman’’ presentato in concorso all’’ 80ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia.
Una serie di lunghi flashback rievocano la drammatica infanzia di Douglas, rinchiuso per diverso tempo in una gabbia dal padre violento (con la collaborazione del fratello) a causa del suo amore per i cani; lì dentro il ragazzo – in compagnia dei suoi cani e di riviste americane – rimane sino al giorno in cui la fatidica pallottola, sparata dal genitore, gli fa perdere il mignolo e l’uso regolare delle gambe.
Douglas (interpretato da uno straordinario Caleb Landry Jones) svilupperà un rapporto simbiotico con quelli che definisce «i suoi bambini», difatti, lungo tutta la narrazione non si farà mai riferimento ad un addestramento.
Il lungometraggio di Luc Besson procede sulla scia del classico “Léon”, ma allo stesso modo strizza l’occhio al ‘’Joker’’ di Todd Phillips, in quanto i cani saranno complici di Douglas nel suo piano di «redistribuzione della ricchezza».
Doug è invisibile, emarginato, bullizzato dalla vita, bisognoso d’amore e, come in un graphic novel, lo troverà nei suoi cani che lo capiscono con una sola occhiata. L’opera, tra primi piani e rallenty si trasforma in un “dog-gangster-movie”, ma i temi in gioco sono quelli della religione, della disabilità, della violenza, della redenzione. Per ‘’Dogman’’, Besson ha tratto ispirazione dalla lettura di un articolo di giornale in cui si raccontava la storia di un bambino chiuso in una gabbia rinvenuto dalla polizia: «quando ho letto l’articolo sono rimasto scioccato. Cosa potrebbe diventare una persona che ha vissuto un’esperienza simile? Un serial killer o Madre Teresa? Ho cercato di immaginare questa esperienza».
«I cani son meglio delle persone che dicono che i cani son meglio delle persone» recita un verso del brano ‘’I Cani’’ del rapper Willie Peyote e Douglas non è certo un santo, ma un bambino che dapprima subisce abusi, poi sarà costretto a fare i conti con una disabilità che lo paralizza sulla sedia a rotelle e che trova nel suo legame con i cani tutto l’affetto che non ha mai ricevuto, in fondo: «i cani hanno tutti i pregi, ma un solo difetto: si fidano degli esseri umani».

Giuseppe Annecchino