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Parte la Mostra in mascherina: “Non si poteva non farla” (dice il direttore Barbera che punta alla riconferma)

Michele Anselmi per Cinemonitor /1

“Non si poteva non farla” scrive sul suo profilo Instagram il direttore Alberto Barbera. Si riferisce, ovviamente, alla 77ª Mostra del cinema che parte mercoledì 2 settembre con “Lacci” di Daniele Luchetti (fuori concorso). In realtà la decisione fu presa a fine maggio, quando sembrava che la pandemia avesse allentato finalmente la morsa; ma una volta messa in moto la complessa macchina organizzativa, supportata da circa 12 milioni di euro in arrivo dal Fus 2020, sarebbe stato difficile stoppare la faccenda.
Quindi ecco questa versione “sanificata” della kermesse lidense: tra muri divisori eretti affinché i cittadini locali non si affollino davanti al red carpet riservato solo ai fotografi e alle telecamere; accrediti ridotti della metà; severi controlli con termo-scanner; prenotazioni digitali per evitare rischiose file di cinefili impazienti; distanziamento sociale nelle sale di proiezione; mascherina obbligatoria sempre; cene e feste saltate.
A dirla tutta, il colpo d’occhio della vigilia non muta granché rispetto agli anni passati: la “cittadella” del Lido è tutta un cantiere, con qualche panchina e struttura in meno, ma vedrete che sarà tutto pronto domani, mercoledì, per il debutto in Sala Grande con la diretta tv di Rai Movie che parte alle 19.
Come forse sapete, Anna Foglietta sarà la “madrina” (non chiedetemi che vestito indosserà); ma la cerimonia prevede parecchio altro per sostanziare l’evento: sette direttori di festival europei raggiungeranno sul palco Barbera in segno di solidarietà e di ripartenza, la Roma Sinfonietta diretta da Andrea Morricone celebrerà il grande compositore da poco scomparso con “Il tema di Deborah”, l’attrice inglese Tilda Swinton riceverà subito il Leone d’oro alla carriera. Alla voce “politici”, previsti in sala il ministro Dario Franceschini e il sindaco Luigi Brugnaro, assente giustificato il governatore Luca Zaia (in effetti altro a cui pensare dopo le alluvioni dei giorni scorsi).
Sarà anche il vero debutto del nuovo presidente della Biennale, Roberto Cicutto, ex amministratore delegato di Istituto Luce-Cinecittà, nonché veneziano doc. È vero che nei giorni scorsi il neo-timoniere ha inaugurato in pompa magna, nella ricorrenza dei 125 anni dalla fondazione, la mostra “Le muse inquiete. La Biennale di fronte alla storia”, che resterà aperta fino all’8 dicembre; ma il festival del cinema gode di ben altro seguito mediatico, tanto più dopo l’annullamento, per le note vicende legate al virus, delle Biennali Arte e Architettura. La Mostra invece s’è voluta farla “in presenza”, come s’usa dire, facendo di necessità virtù, il che significa molti film europei, specialmente italiani, pochi titoli hollywoodiani e in generale americani, divi ridotti all’osso per ovvie difficoltà di viaggio.
L’aria che tira qui al Lido tra critici e cronisti? Diciamo di quieta rassegnazione, di moderato entusiasmo, con qualche accensione di retorica patriottica. Anche se naturalmente il menù allestito da Barbera, al suo finale di mandato ma dato per rientrante, potrebbe riservare qualche bella sorpresa sul versante del Leone d’oro, come spesso accade quando non puoi andare sul sicuro sul fronte dei grandi nomi e devi cercare con cura tra le pieghe del cine-raccolto.
Scrive il direttore sul catalogo: “L’inverno del nostro sconcerto si è tramutato in una primavera di angoscia, per poi scivolare lentamente in un’estate contrassegnata dall’incertezza e dal timore per un futuro inquieto”. Sarà difficile sorridere sotto le mascherine.
(Nella foto: una bella scultura in legno e rami raffigurante il Leone della Biennale)

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