L’angolo di Michele Anselmi

Questa bella e profonda lettera di Pier Paolo Pasolini al suo produttore Alfredo Bini, risalente al 1963, è presa dal volume “Hotel Pasolini – Un’autobiografia” a firma di Alfredo Bini, anche se uscito postumo a cura di Simone Isola e Giuseppe Simonelli (il Saggiatore, 19 euro).

Caro Alfredo,
mi chiedi di riassumerti per scritto, e per tua comodità, i criteri che presiedono alla mia realizzazione del “Vangelo secondo Matteo”.
Dal punto di vista religioso, per me, che ho sempre tentato di recuperare al mio laicismo i caratteri della religiosità, valgono due dati ingenuamente ontologici: l’umanità di Cristo è spinta da una tale forza interiore, da una tale irriducibile sete di sapere e di verificare il sapere, senza timore per nessuno scandalo e nessuna contraddizione, che per essa la metafora “divina” è ai limiti della metaforicità, fino a essere idealmente una realtà.
Inoltre: per me la bellezza è sempre una “bellezza morale”, ma questa bellezza giunge sempre a noi mediata, attraverso la poesia, o la filosofia, o la pratica; il solo caso di “bellezza morale” non mediata, ma immediata, allo stato puro, io l’ho sperimentata nel Vangelo.
Quanto al mio rapporto “artistico” col Vangelo, esso è abbastanza curioso: tu forse sai che, come scrittore nato idealmente dalla Resistenza, come marxista ecc., per tutti gli anni Cinquanta il mio lavoro ideologico è stato verso la razionalità, in polemica con l’irrazionalismo della letteratura decadente (su cui mi ero formato e che tanto amavo). L’idea di fare un film sul Vangelo, e la sua intuizione tecnica, è invece, devo confessarlo, frutto di una furiosa ondata irrazionalistica.
Voglio fare pura opera di poesia, rischiando magari i pericoli dell’estetica (Bach e in parte Mozart, come commento musicale, Piero della Francesca e in parte Duccio per l’ispirazione figurativa; in realtà in fondo preistorica ed esotica del mondo arabo, come sfondo e ambiente).
Tutto questo rimette pericolosamente in ballo la mia carriera di scrittore, lo so. Ma sarebbe bello che, amando così visceralmente il Cristo di Matteo, temessi poi di rimettere in ballo qualcosa.
Tuo
Pier Paolo Pasolini

Nel libro sopra citato così risponde Alfredo Bini a quella lettera.
I miei presupposti per la realizzazione del film erano invece i seguenti.
1. Seguire fedelmente la narrazione dei fatti e le parole descritte dal Vangelo senza apportarvi la minima alterazione o manipolazione.
2. Percorrere durante la lavorazione l’intero itinerario descritto dai testi sacri e storici.
3. Dedicare il film al compianto papa Giovanni XXIII.