Libri

Passione horror. La nascita di un genere in un nuovo, imponente progetto editoriale

“Il cinema horror. Storia e critica” (Profondo rosso editore, 2018) di Luigi Cozzi inaugura una nuova serie di volumi parallela alla gloriosa collana “Storia della fantascienza”. Due percorsi, ricchissimi di informazioni e di analisi approfondite, che si completano a vicenda e trattano a fondo la maggior parte del cinema fantastico mondiale. Ne abbiamo parlato con l’autore, già al lavoro sul prossimo volume.

Differentemente dal primo volume del progetto “gemello”, che trattava la nascita del cinema di fantascienza, analizzando gli anni che vanno dal 1894 al 1919, in “Il cinema horror” inizi a raccontare dall’avvento del sonoro (1926-1929). Perché hai fatto la scelta di estromettere il muto? 

Ho iniziato dall’avvento del cinema sonoro semplicemente perché sto ancora lavorando allo studio sul cinema muto, dove c’è una massa enorme di film da trattare, e anche importantissimi, e quindi al cinema horror muto dedicherò due o tre libri, ma più avanti, quando saranno già usciti almeno tre o quattro libri sul sonoro.

Come si può spiegare l’influsso del cinema tedesco sul nascente cinema horror americano? Quali sono gli elementi che verranno ripresi?  

Il cinema tedesco, ma non solo… Diciamo che il cinema europeo ha avuto a partire dalla fine degli anni Venti un’influenza enorme su quello americano perché tantissimi, quasi tutti, i maggiori
autori europei hanno lasciato la Germania e l’Europa all’avvento del nazismo, finendo a Hollywood, dove hanno travasato nel cinema americano la loro esperienza precedente, oltre che la cultura europea. E il cinema americano si è giovato tantissimo da quella grande contaminazione artistica.

Nel libro analizzi anche un momento storico in cui, con l’avvento del sonoro, molti film muti venivano presto rigirati sonorizzati. L’esempio di “Trio infernale” è indicativo. Possiamo parlarne?

Era inevitabile che, arrivato il sonoro, gran parte dei maggiori successi muti venissero rifatti con il parlato, in quanto erano considerati soggetti già sperimentati e quindi economicamente
sicuri. Del resto la mania dei remake dilaga ancora oggi, quando quasi nessuno vuole più rischiare milioni di dollari su una storia nuova e quindi non ancora sperimentata commercialmente. Si tratta solo di una pura furbizia dettata dalla voglia di ridurre al minimo il rischio economico.

Due corpose parti del libro sono dedicate ai due classici, “Dracula” di Tod Browning e “Frankenstein” di James Whale, che analizzi in maniera completissima, penso allo studio sulla comparazione tra il “Dracula” di Browning e quello di Melford…

Certo, in questa mia serie di libri tratto a fondo ogni film, come nessuno ha fatto finora, proprio perché la mia serie di libri nasce con l’intento, spero raggiunto, di arrivare a costituire un riferimento per tutti negli anni a venire. E quindi è ovvio e inevitabile che io dedichi una gran numero di pagine per trattare due film fondamentali quali il primo “Frankenstein” e il primo “Dracula”, che in seguito sono stati ripresi e ricalcati fin quasi all’infinito. Così come le pellicole sulla “casa tetra”, ovvero le prime “case a sinistra”.

Si può dire che proprio nel biennio ’30-’31 vengano poste le basi per l’horror a venire? Penso anche ad alcuni concetti che diventeranno chiave poco dopo come “la casa tetra” di “The Gorilla” oppure di “The Cat Creeps”.

Ho iniziato proprio con il biennio horror 1930-1931 perché è in quei due anni che il cinema dello spavento si manifesta con film fondamentali e di enorme successo, film che determinano in effetti la nascita di una vera cinematografia horror di serie: non bisogna scordarci che il primo “Frankenstein” con Boris Karloff è infatti la pellicola che incassa più di ogni altra e di qualsiasi genere durante il 1931-1932 nel mondo intero. È quindi dallo strepitoso successo planetario di quel film che è nato il filone dell’horror, un filone che conta migliaia di titoli e che ancora oggi
impazza.

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