L’angolo di Michele Anselmi

Il nuovo Batman, anzi “the Batman” con l’articolo determinativo, picchia come un ossesso, volteggia tra i grattacieli e risulta invulnerabile alle pallottole grazie alla super-tuta, ma è più giovane del solito e forse aspira ad essere qualcosa di diverso, perché – come sentiamo dire in sottofinale – “la vendetta non cambia il passato”. Che ci sia bisogno anche di un po’ di speranza per rimettere in cammino l’Occidente smarrito? Esce giovedì 3 marzo, sempre con Warner Bros, il kolossal di Matt Reeves che “risuola” il mitico personaggio a fumetti inventato da Bob Kane e Bill Finger nel lontano 1939. Kolossal in ogni senso: dura quasi tre ore, e, se non bastasse, dopo gli infiniti titoli di coda c’è una specie di sorpresina che strizza l’occhio ai fanatici.
Nei decenni l’uomo-pipistrello, solo per restare al cinema, è stato incarnato da attori come Michael Keaton, Val Kilmer, George Clooney, Christian Bale, Ben Affleck; ora tocca all’inglese Robert Pattinson, che diventò pop come il vampiro romantico di “Twilight” e forse è stato preso per imprimere al raddrizzatorti di Gotham City un piglio più tormentato e informale, con tanto di capelli sugli occhi, felpe e scarpe da ginnastica (quando non indossa il mitico costume). Ma certo anche il suo Batman vede piuttosto nero sulle sorti della metropoli che pure i suoi progenitori contribuirono a fondare. “Credono che io mi nasconda nell’ombra, ma io sono l’ombra” confessa nell’incipit della storia, ambientata durante la settimana di Halloween, diciamo tra il 31 ottobre e il 7 novembre.
Spira un’aria di palingenesi, concreta e filosofica, in questo nuovo episodio della saga, immerso per tutto il tempo in una luce fosca, rugginosa, quasi a suggerire il tracollo morale della città afflitta dalle bugie di chi governa. La criminalità dilaga, la corruzione regna sovrana, nessuna forma di autorità morale sembra poter redimere quel pezzo d’America; e intanto uno strano killer mascherato, ma con gli occhiali da nerd, esperto in macabri indovinelli, ha cominciato a uccidere atrocemente i potenti della città: il sindaco uscente, il capo della polizia, un procuratore distrettuale, eccetera.
Trattandosi dello scaltro Enigmista, uno degli antagonisti storici del fumetto, Batman, aiutato da un onesto poliziotto nero, non impiega molto a capire che dietro gli orribili delitti c’è un piano che mira a destabilizzare la società locale in vista delle elezioni. Ma un piano per fare cosa?
Costruito più che in passato come un poliziesco classico scandito dalle esecuzioni, un po’ alla maniera di “Seven” o “Zodiac” di David Fincher, “The Batman” rispolvera ad uno ad uno (c’è anche una battuta ironica: “A Gotham la gente ama i ritorni”) i personaggi della carta e dei film precedenti, sia pure reinventandoli sul piano del “look”: ecco quindi Catwoman, il Pinguino, appunto l’Enigmista, e perfino il Joker viene evocato nel finalissimo, mentre il super-gangster Carmine Falcone, amabile nei modi e crudele nella pratica, diventa il “villain” da disarcionare perché nulla si muove a Gotham City che lui non voglia.
Nel corso delle quasi tre ore, aperte e chiuse dalle solenni note di “Ave Maria” di Schubert, accadono molti fatti, alcuni dei quali gettano una luce ambigua sui comportamenti della facoltosa famiglia Wayne; potete quindi immaginare come si senta il rampollo senza macchia convinto di lottare per il Bene collettivo contro il Male assoluto.
Francamente non c’è una ragione perché “The Batman” duri così tanto, se non forse per creare l’effetto-Evento e mostrare come sono stati spesi i 100 milioni di dollari investiti. La regia di Matt Reeves, pure sceneggiatore con Peter Craig, accortamente non ricalca certi affondi buffi di Tim Burton o le coloriture ultradark di Christopher Nolan; il film sembra muoversi su una linea mediana, molto d’atmosfera nel tratteggio degli ambienti ma lineare negli sviluppi narrativi, appunto da investigazione classica, con tanto di indovinello a chiave: chi sarà mai “el rata alada”?
Di Pattinson, emaciato e dolente ma non insensibile al fascino femminile (c’è pure un bacio), s’è detto, insomma ha l’età giusta per i futuri seguiti; il resto del cast s’intona allo spettacolone ricolmo di suggestioni tra etico e spirituale: Paul Dano fa l’Enigmista, Colin Farrell, irriconoscibile sotto il trucco, è il Pinguino, Zoë Kravitz è la ben disposta Catwoman, Jeffrey Wright lo sbirro onesto, Paul Sarsgaard lo spaventato procuratore, Andy Serkis il fedele maggiordomo, John Turturro il luciferino Falcone (strano cognome per un mafioso, no?)
PS. Alla luce della crisi umanitaria in Ucraina, la Warner Bros ha sospeso l’uscita del film in Russia. “Continueremo a monitorare la situazione, speriamo in una soluzione rapida e pacifica di questa tragedia” informa un comunicato della major hollywoodiana.

Michele Anselmi