“Anche lei è matto? Sì figlia mia, anche lui è matto ma ancora non lo sa.”

Il cinema ha da sempre cercato di descrivere il tema della follia sottolineandone però l’elemento catastrofico, basti pensare al “Gabinetto del Dottor Caligari” di Wiene, o allo “Psyco” di Hitchcock fino ad arrivare ai film di animazione come “Alice in Wonderland”. Il film “Pazzo per lei” di Dani de la Orden, disponibile su Netflix da venerdì 26 febbraio, riprende in parte la logica del mondo fantastico di Alice cambiando i personaggi e rendendo maschile il protagonista: Adrìan. Quest’ultimo, giovane giornalista e playboy, in seguito ad un colpo di fulmine per una sconosciuta ed esuberante ragazza, Carla, sarà catapultato all’interno del mondo dei “Rifiuti della società”, ovvero le persone con disturbi della psiche. La costruzione della storia rifiuterà da subito tale definizione: lo spettatore, che in prima istanza legava il “Pazzo per lei” all’innamoramento repentino di Adrìan verso Carla, solo inoltrandosi nel racconto capirà che l’uso della preposizione “per” al posto del “di” segnala la trasformazione del ragazzo in uno dei pazienti del centro di cura proprio tramite Carla. Il giornalista si scontra con una realtà nuova, quasi parallela e sin da subito incorniciata da tinte di colore complementari che evidenziano un contrasto interno ed esterno, quello dei pazienti con sé stessi e con il mondo esterno, con il tentativo di convivere con la propria malattia e renderla accettabile agli altri, un mondo nettamente diverso da quello presentato da Wiene e Hitchcock. Non si tratta di follia, si tratta di una dimensione più vicina al quotidiano di quanto sembri e Dani de la Orden cerca di disinnescare un meccanismo reso alienante dal contesto sociale. Lo stesso incontro tra Adrìan e Carla a primo impatto risulta un po’ stravagante ma non così improbabile, eppure una dimensione così “normale” ne cela un’altra “non normale” senza che nessuno ne sia consapevole, a parte Carla ovviamente. Lei è infatti la chiave che apre ad Adrìan le porte della clinica, quella ragazza così estroversa e smaliziata è anche una paziente con disturbo bipolare, stessa persona ma con due sfumature diverse. È così che le frasi fatte del giornalista “Non sto dicendo che sarà facile, sto dicendo che ne varrà la pena”, “È impossibile solo se non ci provi”, devono necessariamente diventare realtà in virtù della costruzione di legami e relazioni sociali più forti e vere. La storia d’amore dei due giovani, in realtà, apre e chiude la storia lasciando poi spazio a semplici ma efficaci narrazioni psico-sociali che contengono antichi valori di amicizia, amore, famiglia, solidarietà e socialità. “Pazzo per lei” è la composizione di tanti piccoli viaggi introspettivi profondi, divertenti, a tratti irriverenti e commuoventi che prova a rompere degli scomodi tabù e che garantiscono ai suoi produttori il quarto posto nella classifica di Netflix Italia a soli tre giorni dall’uscita in streaming.

Cristina Quattrociocchi