Il ritorno in sala dell’Uomo Ragno, grazie al format “Spider Mondays”, ci permette di fare un tuffo nel passato per goderci l’evoluzione di uno dei supereroi più amati di sempre. Ogni lunedì, a partire dal 1° luglio, verranno riproposti al cinema tutti i film della saga di “Spider-Man” e, ovviamente, si inizia dal principio, da quello che potremmo definire il punto di svolta nel panorama dei film di supereroi, in grado di sdoganare un genere fino a quel punto caratterizzato da b-movies e produzioni televisive di bassa qualità.
“Spider-Man” (2002), diretto da Sam Raimi, segue la storia di Peter Parker – in questo caso interpretato da un giovanissimo Tobey Maguire – un adolescente timido e impacciato che, dopo essere stato morso da un ragno geneticamente modificato, acquisisce straordinari poteri aracnidi. Questo evento innesca una trasformazione non solo fisica, ma anche emotiva e morale, costringendo Peter a confrontarsi con la celebre lezione impartita dallo zio Ben: “Da un grande potere derivano grandi responsabilità”.
L’approdo al cinema della creazione di Stan Lee e Steve Ditko è stato tortuoso: prima di raggiungere il grande successo che lo ha consacrato una pietra miliare del genere cinecomic, il progetto ha incontrato critiche e riscritture, si pensi soltanto alla decisione di Raimi, inizialmente osteggiata, di dotare Spider-Man di ragnatele organiche, anziché dei tradizionali lanciatori meccanici.
Riguardandolo oggi, è evidente che Raimi non avesse ancora le idee ben chiare sulla costruzione dell’intera vicenda, eppure, a distanza di oltre due decenni, il film riesce ancora ad affascinare, offrendo un messaggio morale che trascende il genere supereroistico.
Il film ruota attorno al dualismo tra Spider-Man e il villain Green Goblin, interpretato magistralmente da Willem Dafoe (nonostante alcune limitazioni del costume). I due personaggi rappresentano le due facce della stessa medaglia, il conflitto eterno tra bene e male, tra scelta e rassegnazione. Perché al centro del viaggio di Peter Parker c’è la scelta consapevole di diventare buoni, in un mondo che spesso ci vuole cattivi. Anche quando avrebbe un motivo per smettere di essere un eroe, riesce a non mollare. Le sfide che affronta sono innumerevoli, così come le perdite e, alle volte, persino l’intera città sembra voltargli le spalle. Nonostante tutto, Peter continua a lottare, anche a costo di grandi sacrifici personali. I dubbi e le paure lo accompagnano costantemente, rendendolo un simbolo di responsabilità, resilienza e lotta contro l’ingiustizia, permettendogli di mantenere, comunque, quella vulnerabilità che lo rende profondamente umano.
Peter Parker è un ragazzo normale che, attraverso un evento straordinario, acquisisce dei poteri. Questa dicotomia tra l’ordinario e lo straordinario risuona in ognuno di noi: tutti possiamo essere d’esempio e combattere contro un mondo che non sempre è giusto e, nel farlo, possiamo sbagliare, ferire e perdere. Forse è inevitabile. Come accade a Spider-Man, non è questo a contare mai. A contare è che si riesca ad alzarsi in piedi e a riprovare. Sempre.

Camilla Golia