L’angolo di Michele Anselmi

Questa faccenda della pezzatura lunga che permetterebbe ai registi di esprimersi al meglio non funziona sempre. “Peterloo” di Mike Leigh, targato Amazon e acquistato da Academy Two che lo manda nelle sala giovedì 21 marzo, arriva a 154 minuti. Forse troppi. Non sorprende che parecchi festivalieri, alla Mostra di Venezia 2018 dove il film era in concorso, abbiano dato qualche segnale di cedimento.
Il 76enne cineasta inglese è un marxista convinto sempre dalla parte degli oppressi, ha girato film belli e se non bellissimi, come “Il segreto di Vera Drake”, ma questo nuovo, mi pare, si fa più apprezzare per la storia che racconta che per come la racconta.
Il 16 agosto del 1819, a Manchester, una pacifica manifestazione di operai, contadini e lavoratori, con contorno di donne, vecchi e bambini, fu repressa nel sangue, a colpi di sciabole, dalle truppe britanniche invocate dai maggiorenti locali. I manifestanti chiedevano “liberty”: cioè di poter eleggere propri rappresentanti in Parlamento, pure di poter comprare il pane a prezzi più contenuti.
Ma nemmeno il tono quieto del discorso cominciato dal carismatico leader Henry Hunt impedì lo scatenarsi della spietata violenza di Stato. Il tragico risultato di quella carica insensata fu una quindicina di morti e centinaia di feriti, anche gravi. Il loffio Principe reggente Giorgio ringraziò giudici e truppe per aver punito “la marmaglia riottosa”, ma il massacro, esecrato in buona parte del Paese, inaugurò una nuova stagione di lotte.
Il titolo va spiegato: “Peterloo” è un mix tra St. Peter’s Field, il luogo dell’affollata riunione, e Waterloo, il luogo della sconfitta definitiva di Napoleone. A cucire i due eventi l’amaro destino del soldatino Joseph, ancora vestito con la giubba rossa d’ordinanza: sopravvissuto ai cannoni francesi finirà infilzato su quella piazza da un dragone inglese.
Il film è serio, ben recitato, animato da una buona causa anti-capitalistica, ricolmo di dettagli storici, anche di riferimenti accurati all’oratoria del tempo. E naturalmente indugia molto sull’antefatto, in modo da spiegare per filo e per segno allo spettatore il bollente clima sociale in cui maturò l’insensata carneficina reazionaria. Ogni tanto, per ritmo e toni, “Peterloo” sembra un docu-drama di vocazione televisiva; diciamo che una sforbiciata, appunto, gli avrebbe giovato.

Michele Anselmi