Dal 1° Ottobre in sala un film che spiazza. Spiazza perché sebbene affronti tematiche attuali, come l’IA, lo fa ricorrendo ad un’epoca lontana – il film sembra, infatti, essere ambientato in un tempo remoto, nei tipici caffè del Settecento. E nel film c’è molta atmosfera retrò. Spiazza per la sua resa, incerta e pesante, ma è pur sempre un’opera d’arte e soprattutto un’opera prima. Spiazza perché è un lungo ossimoro. Pur essendo legato a molte tematiche tipiche del cinema (come la fotografia e la moda) si affida prevalentemente ai tempi e al linguaggio teatrale per la sua lentezza.
“Photogame” è l’opera prima di Alex Ruzzi con Stefano Pesce. Girato tra Biella e Venezia, è prodotto da Photogame srl di Giorgio Barchietto, che ne ha curato la trama, di per sé molto originale. Il film, infatti, è un thriller psicologico che, come ha spiegato il regista, è <<un’immersione nella fragilità dell’essere in un’epoca che mercifica l’identità e misura il valore umano attraverso potere, ricchezza ed immagine, alimentando l’illusione di una felicità radicata nell’effimero – racconta il regista – Due piani narrativi si riflettono e si contaminano: da un lato le relazioni, specchio di ambizioni e fragilità; dall’altro Photogame, gioco virtuale e trasgressivo che penetra e corrompe la realtà. Il viaggio di Luca è duplice: conscio, verso un’arte illusoria che crede di plasmare; inconscio, verso il confronto inevitabile con il proprio abisso>>.
Al cinema dal 1° Ottobre un’opera prima che spiazza, distribuita dall’AltroFilm.
Alessandra Alfonsi