«La polvere, il sangue, le mosche, l’odore. Per strada e fra i campi la gente che muore… E tu, tu lo chiami amore e non sai che cos’è» e non lo sanno nemmeno i maturi protagonisti del film “Polvere”, diretto da Antonio Romagnoli e prodotto da Il Varco Cinema, che ne sta curando anche la distribuzione con l’uscita nelle sale di diverse città italiane. Il titolo del film non si riferisce, però, alla nota ballata di Fabrizio De André, ma, come ha dichiarato il regista, “alle piccole violenze psicologiche che avvengono all’interno di una coppia e che, accumulandosi, danno origine a una violenza più grande e, seppur non subito tangibile, ancora più dannosa di quella fisica”.

Adattamento dell’omonima rappresentazione teatrale, “Polvere”, pur mantenendo le peculiarità del linguaggio teatrale, è un’opera che ben si adatta a quello cinematografico, per via della superlativa recitazione di Saverio Ruina e di Roberta Mattei, già vincitori di prestigiosi premi cinematografici e teatrali, dei primi e primissimi piani e del saturo bianco e nero, e che svela tutte le nevrosi, le polveri appunto, secondo la visione del regista, originate dapprima esternamente con la partecipazione ad una cena tra amici, poi proseguite internamente nella claustrofobica casa anche per il banale spostamento di un mobile, causa di una lunga e asfissiante discussione al limite della schizofrenia, e poi culminate da un pianto, inevitabile e liberatorio.

La pellicola Romagnoli è un climax di violenza psicologica di una coppia non giovane narrata attraverso racconti-atti, scanditi da lunghe dissolvenze in nero. Qui unici protagonisti sono un lui e una lei apparentemente normali: lui uomo colto e raffinato, che nel parlare ricorre ad un linguaggio forbito, lei donna bella e affascinante che, “nel corso della rappresentazione teatrale” viene denudata da lui attraverso domande serrate da clima inquisitorio. Lei da vittima di una precedente violenza carnale diventerà una vittima inerme e consapevole di un’altra di natura psicologica, subita quasi quotidianamente nei rapporti considerati “amorosi” senza alcuna reazione.

Alessandra Alfonsi