L’angolo di Michele Anselmi 

Domanda (temo retorica): quale attrice italiana, a 63 anni, si spoglierebbe completamente davanti a uno specchio, per un nudo frontale anche insistito, mostrandosi per quello che è, imperfezioni e inestetismi inclusi? Nessuna, ma proprio nessuna. L’inglese Emma Thompson invece lo fa in “Il piacere è tutto mio”. Non è stato facile vincere l’imbarazzo, come ha confessato, ma l’ha fatto, senza negarsi o richiedere attenzioni particolari, perché la commedia, scritta da Katy Brand e diretta da Sophie Hyde, cioè due donne, lo richiedeva.
Nelle sale italiane da giovedì scorso, targato Bim, il film in tre giorni ha incassato 180 mila euro con poche copie in giro: immagino e spero che il passaparola positivo aiuterà. Non a caso spiega la regista 45enne: “La mia speranza è che il pubblico arrivi pensando che sarà divertente, un po’ sexy, ed esca sentendosi rinvigorito, provocato, pure sollevato, un pizzico eccitato”. In effetti questo accade con questo film di impianto teatrale, diviso in quattro quadri, due personaggi in tutto, più un terzo che appare in sottofinale per pochi minuti.
Il titolo italiano è malizioso ma non incongruo, più allusivo dell’originale “Good Luck to You, Leo Grande”, perché il piacere in questione, sotto la formula di cortesia, è proprio quello sessuale, senza tante complicazioni. Chi ha visto il trailer saprà già tutto. Vedova da due anni, la sessantenne Nancy Stoker, ex insegnante di religione e madre di due figli ormai grandi, ha deciso che è arrivato il momento di vivere un orgasmo vero (col marito, per tre decadi di seguito, non è mai successo). Come fare? Mette da parte un po’ di soldi e ingaggia un costoso gigolò, anzi un sex-worker, che le dà appuntamento in una neutra ma accogliente stanza d’albergo.
Leo Grande ha meno di trent’anni, è alto, bello, muscoloso, irlandese, dotato di una voce suadente. Nel primo dei quattro incontri lei è tesa come una corda di violino: straparla, divaga, moraleggia, si sente un po’ “paziente” e un po’ “insegnante”, vorrebbe fare tutto subito, ma in realtà si vergogna da morire, anzi preferirebbe chiuderla subito lì, senza arrivare al dunque.
Non sappiamo come finisce quel giorno la faccenda, ma al secondo meeting Nancy, un po’ meno ingessata e più scapigliata, sfodera una lista di cose da fare subito: sesso orale (reciproco), posizioni ardite (basta con “il missionario”), anche altro se capita (il sesso anale forse). Lei è pragmatica, vuole togliersi lo sfizio, insomma godersi senza pudori quel sensuale corpo virile, ma all’atto pratico tutto si complica; e intanto, nel chiacchierare a ruota libera per sciogliere la tensione, tra il giovane stallone e la matura professoressa sembra nascere un curioso legame, a un passo dall’amicizia pur nel rispetto dei ruoli sessuali.
Mi fermo qui, con la trama, perché trattasi di spogliarello morale e fisico, e non sarà una passeggiata per nessuno dei due, ciascuno dei quali nasconde qualcosa: a sé stesso e al partner. Ho avuto la fortuna di vedere il film in inglese, con i sottotitoli, e debbo dire che Emma Thompson è portentosa nel restituire la loquela e l’emotività del personaggio, sempre in bilico tra reticenza e curiosità, tra ossessione di togliersi il dente e voglia di sentirsi finalmente donna completa. Non è da meno Daryl McCormack, che fa Leo Grande, a prima vista totalmente sicuro di sé, insomma del proprio bigolo (è andato perfino con una ottantaduenne), ma forse roso da un tarlo interiore che viene dall’adolescenza. Nella versione italiani sono doppiati da Emanuela Rossi ed Emanuela Ruzza.
“Concupiscenza” è la parola chiave di questo film, ilare e ben scandito, che gioca con una materia sbarazzina senza rinunciare a dire qualcosa di serio sui meccanismi innati di autocensura e sul gravame rappresentato da convinzioni bacchettone. È interessante anche notare come, appuntamento dopo appuntamento, muta il “look” di Nancy, anche il suo sguardo sul sesso e quindi sulla “perversione”, fino, appunto, all’accettazione totale di sé, di fronte a quello specchio.
Un tempo si sarebbe detto “un film per signore”, ma credo che “Il piacere è tutto mio” possa risultare istruttivo anche per noi maschietti non di primo pelo. Fatemi sapere, se vi va.

Michele Anselmi