L’angolo di Michele Anselmi 

Sapete che cosa sono i petroglifi? Francamente ignoravo che si chiamassero così le incisioni rupestri, insomma su roccia; la Treccani le definisce “manifestazioni dell’arte dei popoli preistorici e di alcune popolazioni primitive”. Nel film “Scompartimento n. 6 – In viaggio con il destino” un’aspirante archeologa finlandese, Laura, si mette in viaggio alla volta della remota Murmansk, nell’estremo nord-ovest della Russia, per vedere da vicino alcuni di quei rari petroglifi raccolti in un libro. Ma non sarà una passeggiata.
Uscito da Cannes 2021 con il Gran Premio Speciale della Giuria e raccomandato dal Sindacato critici italiani, il film del 42enne regista finlandese Juho Kuosmanen esce giovedì 2 dicembre nelle sale con Bim, e merita davvero una visita, pur nel panorama affollato di queste settimane (affollato di film, non di pubblico, purtroppo). Alla base c’è un romanzo di Rosa Liksom, edito in Italia da Iperborea, ma direi che il regista e i suoi tre sceneggiatori siano molto intervenuti sul testo originale per aggiornare ambientazione, situazioni, riferimenti storici, dettagli vari. Siamo trasportati infatti sul finire degli anni Novanta, lo si capisce perché a un certo punto viene citato il film “Titanic”, anche se tutto ricorda ancora la vecchia Unione Sovietica.
Mollata a Mosca dall’amica/amante Irina, la giovane studiosa finlandese parte da sola verso quella meta assai mitizzata, assaporando il gusto dell’avventura, ma lo scompartimento-letto nel quale si ritrova, appunto il numero 6, raffredda subito l’entusiasmo. Con lei viaggia un coetaneo russo, un tal Ljoha, che si rivela subito sboccato, molesto, spesso sbronzo, molto ignorante. L’uomo ha per destinazione la stessa città, appunto Murmansk, solo che va lì per fare il minatore.
Un classico del cinema picaresco: la coabitazione forzata tra due persone, un uomo e una donna, che più diverse non potrebbero. Ma noi sappiamo che la vita custodisce vivaci sorprese, non sempre cattive, sicché, nel corso di quell’interminabile tragitto in treno in mezzo al freddo e alla neve, succederà qualcosa di buono. A un certo punto, dopo varie traversie e delusioni, lei confesserà: “Pensavo di aver nostalgia di Irina, ma onestamente ho solo nostalgia del modo in cui mi guardava”.
L’incerta omosessualità di Laura mi pare un espediente narrativo per rendere più gustoso lo scontro delle mentalità e dei comportamenti, infatti il film mette presto da parte quel dettaglio per raccontare, in una chiave di “road movie artico”, per dirla col regista, la progressiva scoperta reciproca di un sentimento tenero, in bilico tra amore e amicizia.
Magari “Scompartimento n. 6” ci mette un po’ a carburare, all’inizio lui è sin troppo insopportabile e lei si strugge nel ricordo dell’amica, ma presto il soffio del destino cambia le carte in tavola, tra soste nelle stazioni, piccole trasgressioni e inciampi umorali. Come finisce? Bisogna vedere il film.
Girato in 35mm, a luce naturale, in quel luogo angusto, quasi a farci sentire il freddo e gli afrori, il fumo delle sigarette e l’odore degli aliti, il film parte da una frase molto usurata – “È più facile capire il presente se conosci il passato” – per approdare a una buffa complessità capace di sbriciolare certezze e pregiudizi. Il tutto grazie alla naturalezza dei due attori protagonisti, che sono la finlandese Seidi Haarla e il russo Yuri Borisov: così differenti, ma uniti in fondo da una bellezza, sobria, non costruita, che affiora un po’ alla volta.
Sarà difficile trovarla, ma la versione originale parlata in russo, certo con sottotitoli, rende il film ancora più realistico, convincente.

Michele Anselmi