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“Relazione pericolosa”. Cosa si nasconde dietro un tradimento?

Una donna insoddisfatta della sua vita matrimoniale. Una vecchia conoscenza dei tempi del College. Un marito, una figlia e l’omicidio di un’ex moglie. Cosa lega tutti questi personaggi? Un’ossessione. Se ci si aspetta di vedere scene passionali, erotiche e controverse che narrino la storia di un tradimento non è questo il film giusto. Le prime scene possono ingannare lo spettatore, ma l’evolversi dei fatti non lascia spazio a fraintendimenti: “Relazione pericolosa” è la rappresentazione cinematografica di quello che viene definito “disturbo narcisistico della personalità”.

Il dettaglio che salta subito alla vista è, inevitabilmente, la quasi totale presenza di personaggi afro-americani e, di contro, la quasi totale assenza di soggetti dai tratti più occidentali. Non è importante, però, identificare tra loro un protagonista principale quanto piuttosto comprendere le relazioni che si celano dietro Ellie, David, Marcus, Courtney e Deborah: le relazioni risultano spesso vuote, prive di comunicazione e, nonostante i dialoghi costanti, è piuttosto il silenzio che prevale. Nel film disponibile su Netflix dal 16 luglio, infatti, le inquadrature incorniciano un silenzio che fa le veci dei personaggi: le foto di famiglia esprimono i sensi di colpa, la vista sul mare la ricerca di una libertà emotiva negata, i toni scuri degli ambienti presagiscono momenti di suspence e di paura, gli sguardi esprimono sentimenti ed ossessioni nascoste. È lecito cercare in un altro uomo le attenzioni che il proprio compagno di vita nega? La risposta a questa domanda fa pendere l’ago della bilancia da una parte o dall’altra, ma per Ellie, avvocato affermato e di successo, questa risposta è la scintilla che stravolgerà la sua vita per sempre. L’equilibrio della sua quotidianità, così forte e inattaccabile, si sgretolerà di colpo a causa della stessa Ellie e, anche quando la tormenta sembrerà finita, un uragano tenterà di spazzare via tutto con una semplice domanda: “ci sono dei problemi in Paradiso?”.

Non è solo l’inizio di un tradimento incompiuto, è piuttosto l’ingresso a quel lato oscuro dei rapporti riassumibile in una parola: stalking. La follia che si cela intorno a tali azioni viene percepita dallo spettatore in ogni scena, ed il fiato trattenuto non può essere rilasciato neanche negli ultimi istanti. Il film riesce a far comprendere la matrice psicologica intorno alla figura di una persona disturbata, di un manipolatore, di un maniaco ossessivo compulsivo, pur non compromettendo eccessivamente l’attenzione di chi osserva. Lavoro, famiglia, amicizie e sicurezza personale, tutto viene compromesso dal movimento dei fili che un burattinaio tiene in pugno e che non ha alcuna intenzione di lasciare, anche a costo della vita.

Cristina Quattrociocchi

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