Fabrizio De André l’avrebbe definita una storia sbagliata. Di certo è una bruttissima storia quella capitata alla piccola Leondina, per cinquant’anni data per morta.

“Ridatemi le mie ossa” è la sua storia: una docufiction, opera prima, diretta da Patrizio La Bella, che ne ripercorre tutte le tappe con un finale nient’affatto felice. Nata nel 18 settembre 1970 nell’ospedale San Giovanni di Roma, Leondina è una delle molte bambine vittime del traffico di rapimenti di neonati, sottratti appena nati ai genitori e poi affidati ad orfanotrofi di proprietà del Vaticano e finanziati dallo Stato italiano. È una storia di burattini in mano di altri scovata dalla tenacia della nipote grazie ad un gruppo facebook ideato nel 2017 per i bambini presunti morti. E sua zia era una di quelli.

È una bruttissima storia di periferia, nel nord-est di Roma, nella Guidonia “dei burini e delle guardie”. È la storia bruttissima di una bambina sottratta appena nata alla sua famiglia biologica, “parcheggiata” in una struttura per incrementare il numero degli ospiti e per favorire i finanziamenti. È la storia bruttissima di una bambina, seppellita con il nome di Leondina, poi adottata con il nome di Monica. È la storia bruttissima di una bambina che vive un rapporto chiuso con la mamma adottiva, sofferente, e che cresce invidiando le altre bambine che riuscivano ad essere felici. È la storia bruttissima di una bambina diventata eroinomane e criminale. Una storia sbagliata, appunto. Al cinema prodotta da ZutFilm.

Alessandra Alfonsi