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Sapevate della battaglia di Jadotville, Congo 1961? 150 irlandesi contro tutti

L’angolo di Michele Anselmi 

Magari l’avete già visto, io sono un neofita di Netflix; ma in caso contrario vi consiglio calorosamente “La battaglia di Jadotville”, che è un film del 2016, diretto da Richie Smyth, coprodotto da Irlanda e Sudafrica, 108 minuti in tutto. Rientra nella sezione “Film basati su storie vere” e certo c’è da passare del tempo a documentarsi sulla vicenda narrata, stando chiusi in casa per le note ragioni, sempre che interessi.
Io, per dire, non sapevo nulla dell’episodio bellico in questione. Sulla base del libro “The Siege of Jadotville – The Irish Army’s forgotten battle” di Declan Power, Smyth rievoca l’eroica battaglia che nel settembre del 1961 una compagnia di soldati irlandesi spedita nel Katanga congolese dall’Onu dovette affrontare, in estrema inferiorità numerica e di armamenti.
Erano 150 giovanotti, mai stati in al fronte, comandati da un giovane ufficiale, Pat Quinlan, più inesperto di loro. Asserragliati nel piccolo avamposto delle Nazioni unite, alla periferia della cittadina di Jadotville, oggi Likasi, quei soldatini del 35° Battaglione della fanteria irlandese tennero testa per quattro giorni agli attacchi di circa duemila tra mercenari belgi e francesi, più “katanghesi” agli ordini del golpista Moise Ciombé. Lesto a sbarazzarsi del presidente congolese Patrice Lumumba, eletto dal popolo ma considerato al soldo dei sovietici, Ciombé aveva saputo imporsi garantendo all’Occidente, specie ad alcune società legate alla Francia, il controllo della ricca provincia mineraria del Katanga.
Perché quei 150 irlandesi fossero stati mandati proprio lì è faccenda controversa, e certo le mosse maldestre del diplomatico e loro connazionale Conor Cruise O’Brien fecero precipitare le cose in modo tragico. Isolati ed esposti, con 13mila pallottole in tutto, armi vetuste e leggere, elmetti di plastica, poco cibo e acqua non potabile, i “baschi blu” si rivelarono a sorpresa guerrieri audaci e imprevedibili. Alla fine, rimasti senza cartucce, s’arresero al capo dei mercenari spedito da De Gaulle, il francese René Faulques. Nessun morto, solo cinque feriti, e dopo un mese vennero rispediti in Irlanda, dove però furono accolti come dei codardi, in modo da spegnere il pastrocchio diplomatico compiuto da O’Brien. Solo nel 2005, cioè 44 anni dopo, quei soldati furono “riabilitati” dal governo irlandese e celebrati come valorosi (ma nel frattempo Quinlan era morto).
Il film è classico, “virile”, ben girato, certo pieno di sparatorie, ma non peregrino sul piano della ricostruzione storica (almeno così m’è parso). Quella fetta d’Africa ricca di cobalto diventò un fronte minore, ma a suo modo cruciale, della più ampia “guerra fredda” tra Usa e Urss, e “La battaglia di Jadotville” spiega con una certa cura gli interessi in gioco. Siamo un po’ tra “La battaglia di Alamo” e “Zulu Dawn”, con la differenza che in quella radura non finì col massacro degli assediati.
Nel cast ci sono bravi attori anglosassoni come Jamie Dornan, Jason O’Mara e Mark Strong (con parrucchino); mentre, sul versante francese, compaiono a sorpresa Guillaime Canet ed Emmanuelle Seigner. Ideale per le nostre giornate/serate casalinghe, sempre che piacciano i film di guerra.

Michele Anselmi

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