La Mostra di Michele Anselmi per Cinemonitor / 8
Si può fare un film moderatamente noioso su una storia, tanto bella quanto torbida, legata al giornalismo televisivo senza scrupoli? Direi che il pregiato documentarista americano Lance Oppenheim, al suo debutto nel cinema di finzione, ci riesca. Sto parlando di “Primetime”, oggi in concorso qui alla Mostra. Certo il giornalismo non se la passa troppo bene al cinema, come abbiamo appena visto con “Ink” di Danny Boyle, ma lì si parlava di carta stampata, del tabloid “The Sun” fine anni Sessanta, sia pure per finire su Trump e l’attualità social; mentre Oppenheim prende di petto, pur partendo dal 2006, la cosiddetta “gogna mediatica” legato a un uso spregiudicato della diretta tv.
Lo spunto è la vera trasmissione “To Catch a Predator” che la Nbc mandò per diversi anni, prima di doverla chiudere in seguito a un suicidio inatteso che consigliò uno stop, per evitare cause miliardarie. Il conduttore, Chris Hansen, nel film interpretato da Robert Pattinson con lucida ferocia e occhio agli ascolti in crescita, inventò un format che consisteva nell’attirare dentro una trappola casalinga, pilotata da un poliziotto che si fingeva tredicenne in rete, dei predatori sessuali attratti dai minorenni. Il pedofilo si presentava a casa del presunto ragazzino pronto a consumare un atto sessuale e lì veniva inchiodato davanti alle telecamere da Henson in persona, subito dopo interveniva la polizia per arrestarlo.
Scrive il regista: «Gran parte dei reality show è scabrosa per natura, ma pochi programmi hanno saputo mantenere una presa così salda sulla cultura di massa – e sulla mia stessa immaginazione – come “To Catch a Predator”. Hansen inaugurò uno spettacolo della punizione: il momento in cui l’indignazione morale trasformò in un appuntamento televisivo irrinunciabile».
Il 2006 è l’anno in cui fu impiccato Saddam Hussein (si vedono immagini del processo), ma gli americani sembrano presi solo da quella caccia al pedofilo. Hansen pensa davvero di svolgere un’opera meritoria al servizio della collettività; la sua produttrice è solo cinica e pronta a cambiare network; mentre l’esca qui diventa un giovane attore che si finge ragazzino nella speranza di essere notato a Hollywood.
«Un tempo c’era la gogna in ogni cittadina, ora c’è la tv» sentiamo dire da Hansen, il quale a sua volta custodisce qualche scheletro nell’armadio: storielle extraconiugali, riprese da qualcuno, tali da sputtanarlo per sempre. Come annullare il possibile scandalo? Orchestrando uno scoop clamoroso (un molestatore insospettabile) capace di metterlo al riparo da ogni critica.
Pattinson fa di Hansen un vindice vanitoso e fanatico, Merritt Wever è la sua infernale produttrice, Skyler Gisondo incarna il giovanotto che pensava solo di recitare, facendo la trasmissione immorale, e alla fine coronerà il suo sogno.
Il film, prodotto dalla ormai famosa società americana A 24, uscirà il 15 ottobre in Italia con I Wonder Pictures.
Michele Anselmi