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Seconda visione – “Il riccio”, domenica 5 aprile alle 23.00 su Rai5

L’immagine a cui il titolo rimanda suggerisce la forma altamente simbolica che assume il film e basterebbe, sola, a riassumere l’intera trama. Il riccio è in realtà un animaletto estremamente fragile e delicato. I suoi aculei non sono che la sua difesa dal mondo esterno. Da cosa si stiano proteggendo la piccola Paloma Josse e Madame Renée Michel è chiaro: un mondo di ipocrisie, in cui i ricchi aristocratici sono sprezzanti verso tutto ciò che non è ricchezza materiale. Madame Michel (Josiane Balasko) lavora da sempre nel palazzo e gli inquilini non sanno nemmeno il suo nome, è conosciuta come “la portinaia”. Chi la chiamerà col suo nome è la piccola Paloma (Garance Le Guillermic), sognatrice ribelle e anche lei non riconosciuta, neppure dalla sua famiglia ricca e profondamente infelice. Paloma ha undici anni e si sente talmente sola che ha deciso di uccidersi. La videocamera che porta sempre con sé non basta a farle da barriera in quel mondo da cui si sente così distante, invisibile. A Madame Renée Michel va bene essere invisibile. Che gli abitanti del palazzo la vedano come l’antipatica e sciatta portinaia che abita la guardiola poco le importa; tutt’altro, è un buon modo per mantenere le distanze, lei che con gli aculei non ci è nata. Le due impareranno a conoscersi e a riconoscersi, trovando l’una nell’altra quel senso di familiarità in cui non credevano più.

Così gli ambienti si fanno metafora dei mondi interiori dei personaggi e la guardiola angusta e tutta libri diventa rifugio perfetto dove far sciogliere un pezzetto di cioccolata fondente in bocca, sorseggiare tè e leggere un romanzo. A rappresentazione di questa nuova essenzialità, in antitesi alle ricchezze materiali del palazzo di Rue de Grenelle, l’arrivo di Monsieur Kakuro Ozu. È grazie all’affascinante e distinto signore giapponese che le due intraprendono la loro evoluzione.
Nell’immaginario collettivo, il mondo orientale rimanda infatti ad una condizione quasi sacrale.
Questo diventa esplicito ancora una volta negli ambienti: l’appartamento di Kakuro Ozu è essenziale, leggero e silenzioso come le porte scorrevoli che ne dividono gli spazi, portatore dell’armonia che ora lega le vite delle donne-riccio di Rue de Grenelle.
“Il riccio” (2009) è un film che arriva al cuore, frutto di una non semplice trasposizione cinematografica del best seller “L’eleganza del riccio” di Muriel Barbery. Mona Achache, emergente alla regia, ci regala le immagini di una storia speciale, un invito a cogliere l’essenza delle cose, quella gelosamente custodita e protetta dalle spine. C’è il rischio di pungersi all’inizio, ma ne varrà sicuramente la pena. “Il riccio” è in onda domenica in seconda serata, alle 23.00, su Rai5.

Chiara Fedeli

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