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Seconda visione – “Re della terra selvaggia”, venerdì su Raitre all’1 e 10

Ci sono alcuni film che rimangono in un angolo e senza molto clamore aspettano solo di essere scoperti, poi ci sono i titoli “rumorosi” che non possiamo non incontrare nel nostro cammino di spettatori. Ma sono proprio quelli che vediamo per caso, che ci hanno aspettato, ad apparirci ancora più preziosi, e forse lo sono davvero. È il caso di “Re della terra selvaggia” (2012) – in onda nella notte di sabato 28 marzo all’1 e10 su Raitre -, che racconta il mondo visto dai grandi occhi nocciola della piccola Hushpuppy: le terre della Louisiana, in questo caso, e gli ambienti estremi delle paludi del Bayou, abitate dagli alligatori e da una piccola comunità riunita su una casa galleggiante. La bambina è ancora molto piccola, ma sa già di essere solo un granello di quel pezzetto di mondo. Saggia e coraggiosa, è consapevole che anche il minuscolo granello di sabbia è fondamentale nell’equilibrio dell’universo e vi può trovare il proprio ruolo. La forza della piccola Hushpuppy risiede così nell’accettare il suo ruolo marginale all’interno di quel mondo dal quale non vorrà mai andare via; tanta della potenza del personaggio è data dall’eccezionale capacità recitativa di Quvenzhané Wallis, che ne interpreta il coraggio e la fierezza in modo magistrale.

La saggezza della bambina ci fa strada lungo le paludi ostiche e avventurose degli ambienti di una pellicola tanto realistico da sembrare a tratti un documentario. È proprio il lato difficile del territorio ad essere esaltato, quel lato così duro e selvaggio che tuttavia lo rende allo stesso tempo un luogo libero. La vera protagonista di questa storia, intensa e potente, è la natura. È la Terra con i suoi esseri viventi, quella rimasta inalterata dalla mano dell’uomo perché troppo ribelle e inospitale persino per lui. In “Re della terra selvaggia”, tanto quanto nella realtà di quei luoghi, l’essere umano rimane una figura marginale, un anello della catena, al punto che viene rappresentato nel suo lato animale.

Lo stesso nome della piccola ci riporta a questa dimensione: lei è un puppy, un cucciolo. L’uomo non è che una figura di passaggio che lì nasce, contribuisce al fluire della vita e, così come è venuto, se ne va. Il film diretto da Benh Zeitlin sembra inseguire sinuosamente questo andamento, così precario da sembrare ininfluente nell’universo, se visto da vicino, ma grazie al quale tutto assume un suo senso. E così l’elemento acquatico si fa metafora di questo percorso: nel suo fluire, nel suo ristagnare, nel suo nutrire e mettere al mondo, ma anche nel suo uccidere. A fare da cornice, le luci, che letteralmente racchiudono le immagini conferendo al tutto un’aurea quasi magica, onirica, e le musiche, che accompagnano lo svolgersi della storia, variando di intensità e seguendo l’intento evocativo delle immagini, senza mai sovrastarle. Benh Zeitlin riesce così a trasportarci nel suo mondo, mostrandoci il lato selvaggio e libero della vita. Non perdete “Re della terra selvaggia”, sarà trasmesso su Raitre nella notte di sabato 28 marzo, all’1 e10.

Chiara Fedeli

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