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Senza lasciare traccia, il nuovo film anticonvenzionale di Debra Granik sulla crescita e la separazione

Roma, 30 ott. (askanews) - Esce l'8 novembre Senza lasciare traccia, il nuovo film di Debra Granik che si ispira al romanzo 'My Abandonment' di Peter Rock. Un ritratto misterioso e magnetico di un'esistenza vissuta ai margini: una ragazza adolescente (con l'esordio prorompente di Thomasin McKenzie) e suo padre (Ben Foster) hanno vissuto di nascosto per anni nel Forest Park, un grande bosco situato alle porte di Portland, in Oregon. Un incontro casuale li porterà allo scoperto, ed entrambi saranno costretti a lasciare il parco per essere affidati agli agenti dei servizi sociali. Proveranno ad adattarsi alla nuova situazione, fino a che una decisione improvvisa li porterà ad affrontare un pericoloso viaggio in mezzo alla natura più selvaggia, alla ricerca dell'indipendenza assoluta, costringendoli a confrontarsi con il loro conflittuale desiderio di essere parte di una comunità e allo stesso tempo il forte bisogno di starne fuori. Dal suo primo film, vincitore al Sundance, Down to the Bone, fino a Un gelido inverno, con Jennifer Lawrence e John Hawkes, nominato a quattro premi Oscar tra cui Miglior Film, passando per il documentario Stray Dog, la scrittrice e regista Debra Granik ha esaminato le esistenze di coloro che vivono ai margini della società cercando disperatamente di mantenere la loro indipendenza. Così anche il terzo film della Granik, Senza lasciare traccia, è ambientato tra le strade secondarie e gli accampamenti isolati del nord Ovest degli Stati Uniti. La storia vera da cui è tratto Senza lasciare traccia è divenuta una specie di leggenda nell'area di Portland: una ragazza e suo padre vennero trovati nella riserva naturale che costeggia la zona centrale della città dopo aver vissuto lì per quattro anni. Si recavano a Portland solo per ritirare la pensione di invalidità e per comprare ciò che non potevano coltivare. La ragazza era in salute, curata, e dotata di un'intelligenza sopra la media. Dopo essere stati trasferiti in una fattoria in cui il padre avrebbe potuto lavorare, la coppia sparì poco tempo dopo. Rock, affascinato dal mistero che i due si lasciarono dietro, ha creato una versione romanzata della storia in cui ha inserito i dettagli mancanti. Nel momento in cui inizia la vicenda incontriamo padre e figlia nel mezzo della loro quotidianità nel loro accampamento, intenti a usare le loro abilità di sopravvivenza all'aperto per riuscire a vivere fuori dalla società in maniera del tutto autonoma, rimanendo invisibili al mondo esterno. Will e Tom sono una coppia in un racconto che fa parte di un filone molto antico. La Granik si è rifatta al Prospero e Miranda di Shakespeare: "Sono attirata dalla maniera in cui le vecchie storie ritraggono le relazioni più intime, quelle in cui le persone si integrano e completano a vicenda. I personaggi di questa storia si proteggono l'uno con l'altra e si influenzano con le proprie idee. In questa relazione padre-figlia, Tom ha imparato a essere adulta, in alcuni momenti, per poter aiutare il padre vittima delle proprie vulnerabilità psichiatriche. Lui, in cambio, prova a insegnarle ogni cosa utile che conosce". La produttrice Linda Reisman insieme con Anne Harrison fecero leggere il romanzo di Rock alla Granik e alla sua collaboratrice di lunga data, Anne Rosellini. La storia ci porta dentro le foreste e nelle enclave rurali in Oregon e all'interno dello stato di Washington. La Granik rimase affascinata da questo contesto: "I film che ci portano in zone ben specifiche hanno sempre il potere di trasmetterci molto, e questa è una storia fortemente legata alla zona del nord ovest degli Stati Uniti. Potevamo visualizzare fin dall'inizio un'ambientazione, una location e un viaggio che sarebbero stati molto fotogenici, e una storia che sarebbe stata piacevole da raccontare." Ben equilibrato il cast: Ben Foster, che interpreta il padre, è conosciuto per le sue performance intense in film come Hell or High Water, Lone Survivor e Quel treno per Yuma. "Ho apprezzato il lavoro di Ben nei suoi film, in particolare in The Messenger - racconta la Granik - quello era un ruolo importante, appassionato e pensavo avesse la possibilità di mettere tutti quegli strati di intensità in questo ruolo. È una persona davvero dedita e profondamente gentile". Il progetto ha poi visto la partecipazione di Thomasin McKenzie nel ruolo di Tom, ottenuta grazie al provino registrato e mandato ai direttori del casting Kerry Barden e Paul Schnee. Ricorda la Granik: "quando ci dissero che era neozelandese ho immediatamente pensato: non possiamo farlo. Era impossibile per me pensare di coinvolgere qualcuno che non provenisse dalle zone in cui la storia è ambientata. Abbiamo provinato una serie di attrici molto forti, ma il provino di Tom fu quello che mi colpì di più. L'ho rivisto molte e molte volte. C'era qualcosa nella maniera in cui si avvicinava al personaggio che mi ha fatto capire che aveva un'idea ben chiara del ruolo che avrebbe dovuto impersonare".

Immersi tra le radure di Forest Park, alle porte di Portland in Oregon, vivono Will e Tom, un padre veterano di guerra e una figlia in età adolescenziale. La loro è una realtà al limite, governata dalle leggi della sopravvivenza ai confini della società e lontano da occhi indiscreti. Questo fin quando un incontro casuale costringerà i due ad abbandonare il parco per essere affidati ai servizi sociali, i quali li introdurranno in una nuova realtà nei pressi di una fattoria dove Will potrà lavorare e Tom andare a scuola. Purtroppo adattarsi alle nuove abitudini non è così semplice, in particolar modo per Will che fatica a relazionarsi con altri che non siano sua figlia. A un certo punto, il suo malessere lo condurrà a una scelta disperata che Tom inizialmente seguirà, seppur in disappunto, in virtù dell’amore che la lega al padre. Le vicende successive dimostreranno che ogni individuo lotta alla ricerca di se stesso indipendentemente dai legami che costituiscono la sua vita.
Ispirato al romanzo “My Abandonment” di Peter Rock, il film trae ispirazione da una storia realmente accaduta di un padre e una figlia ritrovati nella riserva naturale che costeggia il centro città di Portland. Poco dopo essere stati reintrodotti nella società, i due sparirono nel nulla senza, per l’appunto, lasciare alcuna traccia. Dopo “Down to the Bone”, “Un gelido inverno” e “Stray Dog” la regista Debra Granik continua con l’analisi di coloro che vivono ai margini della società nell’accanito tentativo di conservare la loro indipendenza.
“Senza lasciare traccia” è un film anticonvenzionale che fa del concetto di sopravvivenza il suo punto focale soffermandosi, in particolar modo, sul rapporto dicotomico e intricato tra padre e figlia, inseparabili e necessari l’uno all’altra fin tanto che condividono gli stessi obiettivi. Nella storia, infatti, manca l’antagonista per eccellenza così come siamo abituati a immaginarlo, ma è comunque presente un elemento-contro, ciò che rompe l’ordinario, invisibile, ma ugualmente potente da spezzare il ritmo e condizionare, inevitabilmente, le loro vite. Le pressioni della conformità sociale rappresentano l’elemento di disturbo al quale i due personaggi reagiranno ognuno a suo modo e le loro esistenze, fino ad allora speculari, assumeranno due connotazioni slegate l’una dall’altra. Succederà, d’altronde, quello che succede in tutte le famiglie che si rispettino: una figlia che a un certo punto della sua crescita decide di staccarsi dal ventre, in questo caso paterno, per spiccare il volo e imparare a cavarsela da sola.
Aspetto da non tralasciare è l’inserimento di molti dettagli che appartengono alla cultura regionale dei luoghi che fanno da sfondo e si intrecciano con il resto della narrazione, arricchendo gli stessi personaggi descritti anche in funzione del contesto circostante.
Un film non particolarmente dinamico, ma interessante nel suo genere, in grado di immergere lo spettatore in una realtà non solo diversa dalla propria, ma emotivamente rilevante per colui che riesca a entrare in empatia con i due protagonisti e a provare con loro lo stesso sentimento di ribellione e, allo stesso tempo, di ricerca della propria dimensione. In sala dall’8 novembre.

Stefania Scianni

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