Editoriale HIGHLIGHTS

Si può combattere contro il leone americano?

Mentre lo scintillio del festival cinematografico di Venezia (quando si deciderà a cambiare la pomposa denominazione di Mostra Internazionale d’arte cinematografica?) sta dimostrando di essere tornato altamente competitivo rispetto a Cannes, se non addirittura più aggiornato e più vivo,
sul fronte della frequentazione del pubblico delle sale siamo all’anno zero.

Al box office trionfano solo alcune pellicole americane, vedi il caso del Re Leone. Tutti gli altri titoli è come se non fossero nemmeno usciti, disertati dal pubblico. È il caso dei nuovi film di Pupi Avati (Il signor Diavolo) o del film (5 è il numero perfetto) di un esordiente, il noto fumettista Igor, con protagonista un sempre più bravo Toni Servillo. Del resto è noto che un film ha successo quando viene visto non soltanto dal pubblico adulto-anziano, ma innanzitutto dai giovani.

Ma può una coppia di giovani spendere tra i 15 e i 18 euro per andare al cinema? Chiaro che no. Li spenderà solo per uno spettacolo fuori dall’ordinario, come appunto sono quelli sfornati da Hollywood. Del resto come potrebbe un film europeo, il cui costo medio è attorno ai tre milioni di euro, competere con produzioni che costano sino a cento milioni di dollari? È la potenza di fuoco di un’industria come quella americana che non ha rivali, come non li ha la sua industria bellica. Non è un caso se l’impero cinematografico americano abbia posto le proprie basi proprio ai tempi di guerra, nel lontano 1945, quando, occupando l’Europa, insieme ai soldati ha mandato anche le sue pellicole.

Roberto Faenza

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