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“Skam Italia”. La storia di Sana solca la strada per l’integrazione nella nuova stagione

“Però stavo pensando che se saltiamo tutti insieme, magari ‘sto soffitto lo sfondiamo. Vuoi provare?”.

Il 15 maggio, su Netflix e TimVision, sono tornate le storie dei giovanissimi protagonisti di Skam Italia, una delle serie più amate degli ultimi anni. Nella prima stagione, creata e diretta da Ludovico Bessegato come remake dell’omonima serie teen norvegese, i protagonisti erano Eva e Giovanni, nella seconda Martino e Niccolò e nella terza Eleonora e Edoardo. La quarta stagione apre finalmente una finestra sul mondo di Sana, la giovane italo-tunisina di fede musulmana schietta, intelligente, motivata e determinata, mostrandoci il suo lato più intimo e privato.

La storyline principale, ovvero quella di Sana, domina la narrazione e permette di affrontare tematiche ed argomenti importanti e profondi. Tutto il percorso di formazione della giovane protagonista è incentrato sulla difficile ricerca di un equilibrio. Sana prega, rispetta il Ramadan, porta con orgoglio il velo, che per lei rappresenta una scelta femminista, segue e crede con convinzione le regole imposte dalla sua religione, ma la nostra protagonista non è solo questo. È anche e soprattutto una diciannovenne che ama divertirsi, andare alle feste con le sue amiche e gode della sua libertà. Sana vive in bilico tra la sua “parte tunisina” e la sua “parte italiana”. Crede di non essere una buona fedele ed ha paura del giudizio delle sue amiche della comunità musulmana di Roma; sente il peso della diversità rispetto alle sue amiche di scuola e vive le differenze come un ostacolo insormontabile.

Verso metà della serie, grazie ad un confronto con Martino, Sana si rende conto che il modo migliore per trovare un equilibrio e sentirsi in pace è accettando la sua religione e mostrando alle persone importanti ogni sfumatura di sé stessa. Per raccontare in maniera attenta e reale la comunità musulmana in Italia, Ludovico Bessegato si è avvalso della collaborazione di Sumaya Abdel Qader, sociologa e scrittrice, che ha lavorato a stretto contatto con Beatrice Bruschi (Sana) insegnandole i gesti rituali delle preghiere quotidiane, la pronuncia di alcune parole e le modalità in cui si svolge il Ramadan. Questa consulenza è riuscita a regalare un ritratto accurato e non stereotipato della comunità musulmana e di un’italiana di seconda generazione. Il personaggio di Sana riesce ad aprire uno squarcio inedito e mai retorico sulle difficoltà che le seconde generazioni vivono nella nostra società, in cui la strada dell’integrazione è ancora piuttosto lunga.

La struttura della serie, rispetto alle precedenti, è rimasta immutata. Oltre alla storyline di Sana, si sviluppano delle sottotrame dedicate agli altri personaggi che sono portate avanti in maniera parallela. Mentre assistiamo al percorso della nostra protagonista seguiamo le vicende di Giovanni (Ludovico Tersigni), Niccolò (Rocco Fasano), Elia (Francesco Centorame), Silvia (Greta Ragusa) e degli altri personaggi. Una soluzione narrativa vincente, strutturalmente chiara ed equilibrata, che continua a funzionare.

Questa quarta stagione di SkamItalia alterna momenti di riflessione profonda ad altri più divertenti e distesi, rappresentando realisticamente un gruppo di adolescenti romani in cui è facile identificarsi. Uno dei meriti indiscussi di questo teen-drama è quello di mostrare situazioni ed utilizzare un linguaggio giovane, ma che agevola la fruizione anche per il pubblico più adulto.
Gli attori, ancora una volta, sono convincenti e particolarmente calati nei loro ruoli, tanto da far sembrare la serie uno scorcio di vita reale. L’ultimo episodio – seguendo l’esempio dell’originale norvegese – dà una chiusura alle storie principali. Un congedo a tratti malinconico, ma che ben restituisce i sentimenti dei protagonisti (e perché no, anche degli spettatori), alla fine della storia.

Flavia Arcangeli

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