“Solos” è uno degli ultimi prodotti di Amazon Prime, e forse uno di quelli che necessiterebbero di una seconda visione per essere compresi appieno. Sette episodi per sette storie, per sette diversi protagonisti e altrettante ambientazioni.

Le atmosfere in cui ci si immerge passano dallo sci-fi distopico, all’ambientazione futuristica, onirica e sognante. La dimensione è più o meno sempre quella del futuro, mentre a cambiare sono i racconti che i protagonisti ci offrono. Potremmo descriverli come dei monologhi, ma assomigliano a dei flussi di coscienza che sgorgano dalle menti e dal cuore di chi le sta raccontando. Le storie che i personaggi solitari raccontano, appunto i solos, sono vicende di vita reale che parlano di relazioni ed esistenza. La componente emotiva si tocca con mano nella serie, sono molto forti le reazioni che hanno i personaggi nel dialogo con loro stessi. Dalla rabbia, alla paura, fino alla cieca disperazione. Ogni performance a un certo punto dell’episodio raggiunge un apice emotivo che destabilizza lo spettatore, talvolta catturando ed emozionando, altre volte creando in lui solo un forte senso di disagio.

Soli e chiusi nelle loro abitazioni, i personaggi devono avere a che fare con il loro peggior nemico: loro stessi. A volte incontrano i sé del passato, del futuro o perfino alternativi al presente. Ma con essi, sempre, si scontrano. Non a caso la scelta è stata quella di portare nelle vicende di “Solos” un cast d’eccezione. Attori, veri e propri performer, che riuscirebbero potenzialmente a reggere ognuna delle scene a senso unico all’interno della serie. Potenzialmente, perché, purtroppo, non sempre ci riescono. A volte, nonostante la loro indiscussa capacità interpretativa, la scrittura ci si mette di mezzo e rischia di rendere tutto un po’ ridondante e forzato. Non è una costante, ma in alcuni punti i dialoghi possono apparire soffocanti, trascinati. Persino la recitazione di un talento del calibro di Anne Hathaway sembrerebbe costruita per qualche secondo, impedendo la completa illusione di realtà allo spettatore.

Alcuni aspetti di “Solos”, soprattutto alcune atmosfere, possono far ripensare al re indiscusso degli scenari antologico-dispotici, “Black Mirror”, così come sono chiari i riferimenti alla pandemia, all’essere rinchiusi in casa, a un terribile virus che distrugge i rapporti e fa impazzire le persone. Ma il fil rouge che dovrebbe esistere fra un episodio e l’altro, anche perché menzionato, appare sfocato e intermittente, come la stessa serie, che non arriva mai a una direzione chiara. I puntini che sparge – gli elementi fin qui citati – non si collegano mai del tutto, lasciando qualche falla nel prodotto potenzialmente più che valido, ma che comunque merita una visione. “Solos”, con Morgan Freeman, Anne Hathaway, Helen Mirren, Uzo Aduba, Constance Wu, Anthony Mackie e Nicole Beharie, è su Amazon Prime dal 25 giugno.

Chiara Fedeli