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“Sorry We Missed You”. Il capolavoro di Ken Loach nell’era di Amazon

Non si è smarrito Ken Loach e, contrariamente al titolo del film, con Sorry We Missed You realizza, appunto, un capolavoro: lineare, brillante e commovente. Assente, come da consuetudine nella sua filmografia, l’happy-end, il regista si interroga, con naturale pathos, sullo sfruttamento della working class e propone la sua versione aggiornata di Tempi moderni, “sulle conseguenze che il livello di sfruttamento del singolo lavoratore genera nella sua vita familiare e come queste si riflettano nei suoi rapporti personali”.

Girato in cinque settimane e ambientato a Newcastle, Sorry We Missed You è la storia, tragicomica, di una famiglia nell’era di Amazon, ma soprattutto di una famiglia che vive in paese membro dell’Unione Europea: il ritratto di due stakanovisti nel nuovo modello di economia di mercato che rende il lavoratore un FILO, il primo ad entrare e l’ultimo ad uscire in azienda, come lo stock in uno dei modelli di gestione di magazzino. Ricky è “un soldato d’assalto” così viene definito dal suo nuovo datore di lavoro: originario di Manchester City e tifoso dell’omonima squadra di calcio, nella sua vita ha “fatto di tutto”, da idraulico a operario edile. Sua moglie, Abby, una badante che lavora nove ore al giorno cercando di “badare” anche ai suoi due ribelli figli, l’adolescente Seb e la piccola Liza Jane.

Ken Loach racconta le loro vite con estremo acume mostrando con primi e primissimi piani i loro fallimenti, dolori e gioie, ma non solo. In questo film il regista ripropone i leit motiv della sua filmografia: il calcio, cui ha dedicato un’intera pellicola (Il mio amico Eric) e in questa poche battute divertenti sull’andamento del Newcastle United Football Club con inevitabile riferimento a Cantona, ma soprattutto il mondo del lavoro (le sequenze del deposito di distribuzione dove lavora Ricky sono realizzate così minuziosamente da sembrare un documentario) e il relativo sfruttamento. L’idea del film nasce dall’ultima pellicola: “Quando siamo andati – ha dichiarato il regista – ai banchi alimentari per svolgere le nostre ricerche per quel film, ci siamo resi conto che molte delle persone che li frequentavano avevano un impiego, part time o contratti a zero. È un nuovo tipo di sfruttamento. La cosiddetta gig economy (il modello economico basato sul lavoro accessorio), i lavoratori autonomi o a chiamata dalle agenzie, la precarietà dell’impiego, sono temi che hanno continuato a caratterizzare le ininterrotte conversazioni quotidiane tra Paul Laverty e me. E pian piano è emersa l’idea che forse valeva la pena di fare un altro film”.

Sorry We Missed You è un film necessario e doveroso sulla precarietà dell’attuale mondo del lavoro. In sala dal 2 gennaio con Lucky Red.

Alessandra Alfonsi

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