“Soulmates” è la nuova serie antologica distribuita l’8 febbraio da Amazon Prime Video. A detta del titolo potremmo pensare di trovarci di fronte a qualcosa di molto romantico, ma se l’autore è William Bridges, una delle menti che si cela anche dietro la scrittura di “Black Mirror”, forse sarebbe bene non trarre conclusioni affrettate.
Infatti, il tema portante dell’amore, e delle relazioni che implica, viene qui sì analizzato e scardinato a fondo, ma sempre rielaborato in un cinismo tecnologico di un futuro non così lontano da noi. Gli autori, Bridges e Brett Goldstein, provano un po’ a lavorare come sociologi del nostro mondo, traslando tutto a un futuro prossimo con l’intento di utilizzare la fantascienza, ma lasciandoci sempre quella parvenza di realismo che sconvolge e coinvolge.

Le relazioni di “Soulmates” a volte funzioneranno, altre volte no; quel che è certo è che non si tratta di una serie televisiva volta a mostrarci i meccanismi del sentimento; sembrerebbe piuttosto che gli autori vogliano portarci a una riflessione. Nella nostra “società liquida” in cui l’unica certezza sembra essere il cambiamento, la commistione fra inorganico e organico regola sempre più i nostri rapporti, quindi le nostre vite. Una serie, un monito quindi. Quanto voluto fare da “Black Mirror” viene qui ripreso: spesso pensiamo che la tecnologia possa risolvere i nostri problemi relazionali, ma siamo sicuri che questa possa far fronte alle nostre contraddizioni e debolezze interiori?

Le “soulmates”, le anime gemelle, si scoprono tramite un match, grazie ad una specie di tinder tecnologicamente avanzato, un programma del futuro che è in grado di analizzare le particelle dell’anima, e di trovarvi il corrispettivo perfetto nel mondo; ovunque essa sia, c’è un’anima gemella per ognuno di noi. Una realtà idilliaca, si potrebbe pensare di primo acchito, con più nessun problema relazionale, nessuna ulteriore sofferenza. Ma è proprio su questa riflessione che si aprono i possibili scenari e le alternative distopiche che una tale scoperta potrebbe rivelare.
La nostra anima gemella potrebbe essere colei che porta a galla verità nascoste sul nostro matrimonio, o che ci fa scoprire lati di noi che non conoscevamo, i lati più oscuri. Insomma, l’anima gemella è realmente colei che saprà finalmente renderci felici?

L’idea di base non manca, come non manca l’originalità delle trame, soprattutto nella loro svolta distopica. Il problema però sorge in special modo nella realizzazione degli episodi. Si voleva creare forse un nuovo universo distopico al pari di “Black Mirror”, ma le sei puntate incentrate sempre sullo stesso tema, e in modo non particolarmente diversificato, non bastano a creare un prodotto davvero di qualità, che non annoi lo spettatore durante il suo svolgimento. I toni cupi e ritmati degli episodi e la capacità interpretativa dei personaggi, si scontrano con trame allungate all’inverosimile, dilatate con il solo intento di aggiungere corpo ma non sostanza.

Chiara Fedeli