Sono passati quasi sette anni da quando il deludente finale di saga “Star Wars: Episodio IX – L’ascesa di Skywalker” uscì nelle sale. Da allora Star Wars è mancato al cinema e Lucasfilm ha deciso di riportarlo sul grande schermo con “Star Wars: The Mandalorian and Grogu”. Sarà stata la scelta giusta?
Din Djarin (Pedro Pascal) e il suo apprendista Grogu, dopo gli eventi della terza stagione di “The Mandalorian”, vivono in tranquillità, sul pianeta Nevarro, finché la Nuova Repubblica non affida loro nuovi incarichi. I due sono impegnati nella cattura degli ultimi imperiali rimasti, ma stanare il comandante Coin (Jonny Coyne) li porterà a dover lavorare per persone poco gradite e a salvare il figlio dell’iconico Jabba, Rotta the Hutt (Jeremy Allen White).
La pellicola in origine doveva essere la quarta stagione della serie, ma con un’operazione non troppo diversa da quella già vista con “Oceania 2” è stata convertita in un film. Ciò traspare chiaramente nei numerosi momenti in cui sono presenti cliffhanger un po’ forzati ereditati dalla struttura seriale.
Questo suo essere una serie condensata porta inevitabilmente ad un secondo atto che avrebbe potuto essere snellito e a personaggi che ripetono più volte le loro intenzioni come se fossimo ancora davanti a una serie TV, risultando ripetitivi e superflui.
Nonostante ciò, il film riesce ad essere piacevole, sfoggiando buoni effetti visivi e una grande colonna sonora firmata dal tre volte premio Oscar Ludwig Göransson. Nel cast figurano anche Martin Scorsese e Sigourney Weaver: se il cameo vocale del primo può ritenersi riuscito, lo stesso non si può dire della seconda, che risulta sprecata nel film.
I primi venti minuti presentano una spettacolare sequenza che vede Din Djarin fronteggiare da solo numerose forze imperiali, con una messa in scena che strizza l’occhio a Batman mentre combatte nel buio di Gotham City.
“Star Wars: The Mandalorian and Grogu” è profondamente inserito nella continuity della saga, con personaggi provenienti da “Star Wars: Rebels” e “Star Wars: The Clone Wars”. Eppure, gli autori riescono nel difficile compito di rendere il film accessibile a tutti. Gli opening credits riassumono le tre stagioni della serie, dopodiché la storia procede in maniera autosufficiente.
Quest’anno c’è stato un altro caso di serie proseguita in lungometraggio, “Peaky Blinders: The Immortal Man”, se lì le criticità maggiori erano legate a protagonisti totalmente stravolti in fase di scrittura, qui non c’è nulla da temere: tutto fila liscio e senza retcon. Di conseguenza, però, “Star Wars: The Mandalorian and Grogu” non osa mai, risultando estremamente prevedibile e troppo simile a episodi già visti nella serie.
Per concludere, il film è quasi più adatto ad un neofita che ad un fan, il quale si sentirà sicuramente intrattenuto ma nulla più; il ritorno in sala di Star Wars poteva essere migliore. Dal 20 maggio solo nei cinema.
Alessandro Canavaro