“Maccarone: m’hai provocato e io ti distruggo”. E chi non ha mai sentito queste battute esilaranti di “Un Americano a Roma”, recitate in un giovale romanesco da Alberto Sordi? Perché Stefano Vanzina, meglio noto come Steno, deve il successo proprio a questa famosissima pellicola. E non poteva non trovare nella Festa del Cinema di Roma, nella nuova veste curata da Paola Maranga, una collocazione più azzeccata il documentario a lui dedicato.

Il genio e il padre della commedia all’italiana è stato celebrato da immagini di reportorio e dal ricordo commosso dei suoi amici, attori e registi della “famiglia del cinema”, con i quali ha collaborato, come Marco Risi, Diego Abatantuono, Neri Parenti, Eleonora Giorgi, Giovanni Soldati e Claudio Amendola.
150 film diretti, 14 film con Totò, tra cui il primo film a colori “Totò a colori”, e il primo poliziesco italiano “La polizia ringrazia”: questo è Steno, il “buffo”, come preferisce chiamarlo il figlio Enrico. Ma Steno è anche “un marchio e una garanzia” per Tornatore, “un Ottocentesco”, “un regista esile e autorevole” per altri suoi amici che lo ricordano tutti in modo affettuoso e commovente.
Ha diretto i più importanti attori comici italiani, come Totò, Alberto Sordi e Renato Rascel, e le più belle attrici. E molti sono gli aneddoti legati alla figura di Steno: dal primo ciak battuto sul set con Orson Wells all’assunzione di Federico Fellini come disegnatore della rivista “Marc’Aurelio” con la quale collaborava anche lui.
Il documentario omaggia il regista della comicità italiana con le sue pellicole più celebri che hanno raccontato i “tic dell’Italia in un modo che oggi sarebbe impossibile”. Il suo è un “cinema divertente che nasconde elementi graffianti, solo a primo impatto popolare”. Per lui, dotato di un’ironia composta, il mondo non finiva sul raccordo. E si è visto.
Alessandra Alfonsi