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Strano ma vero: nel nuovo “Natale in casa Cupiello” Eduardo diventa soggettista

Set del film "Natale in casa Cupiello" di Edoardo de Angelis. Nella foto Sergio Castellitto e Marina Confalone. Foto di Gianni Fiorito Questa fotografia è solo per uso editoriale, il diritto d'autore è della società cinematografica e del fotografo assegnato dalla società di produzione del film e può essere riprodotto solo da pubblicazioni in concomitanza con la promozione del film. E’ obbligatoria la menzione dell’autore- fotografo: Gianni Fiorito.

L’angolo di Michele Anselmi

Se “Eduardo è lo Shakespeare della miseria della piccola borghesia, dell’umanità diseredata”, come teorizza Sergio Castellitto presentando in televisione il suo “Natale in casa Cupiello”, non si capisce perché sui titoli di testa della trasposizione cinematografica, passata ieri in prima serata su Raiuno e recuperabile su RaiPlay, ci sia scritto quanto segue: soggetto di Eduardo De Filippo, sceneggiatura di Edoardo De Angelis e Massimo Gaudioso. Piuttosto strano, no?
Eppure la cine-commedia tragica segue passo passo il testo teatrale originario, a partire dall’incipit col risveglio nel gelo casalingo e via proseguendo, sia pure con qualche piccola libertà, del resto legittima, come ad esempio ambientare la vicenda ad alto tasso simbolico nel Natale del 1950 invece che in quello del 1930, forse considerato troppo remoto.
Ridotto a “soggettista”, De Filippo scompare un po’ in questa rilettura che De Angelis inzeppa di musiche pleonastiche e dettagli inutili (la cinepresa che “entra” nel presepio), lasciando che i suoi attori molto gigioneggino, avvolti nella calda fotografia tendente all’arancione e in quei costumi artificiosi.
La prospettiva registica è chiara, per dirla con le parole dello stesso Castellitto: “Viene svelata la radice nevrotica, persino psicotica all’interno di una famiglia palesemente disfunzionale, dell’immenso investimento emotivo che ogni anno Luca Cupiello scarica sul presepio”.
Tuttavia, nonostante le recensioni entusiastiche o quasi, non sono riuscito proprio ad appassionarmi all’operazione-omaggio voluta da Raiuno, sarà colpa mia; di sicuro ho rimpianto quanto Mario Martone ha fatto l’anno scorso con “Il sindaco del rione Sanità”, dove almeno le variazioni introdotte, incluso il finale diverso che tanto fece discutere, nascevano da una riflessione motivata, tesa ad aggiornare il testo senza ovviamente smarrirne la profondità.
De Angelis, invece, resta alla superficie, correttamente elenca i fatti, cerca una sua chiave estetica, ma la resa talvolta è da parodia involontaria. Marina Confalone, nei panni di Concetta Cupiello, rifà pari pari la voce di Pupella Maggio (edizione televisiva del 1977), ma il suo viso, così vistosamente ritoccato dal chirurgo plastico, fa un po’ a pugni con l’ambientazione sgarrupata, il freddo di quella casa, gli abiti dimessi, il capitone ancora vivo che striscia sul pavimento in cucina. Quanto a Sergio Castellitto, nel ruolo rischioso di Lucariello, fa bene a non imitare Eduardo nelle movenze, nelle sospensioni, nei toni di voce, insomma a metterci del suo, essendo un bravo attore; ma il proverbiale tormentone “Te piace ‘o presepe?” a me è parso meccanico, come da battuta ripetuta senza troppa convinzione, per non dire della cadenza partenopea, fasulla per forza di cose, come in certo cinema di una volta. Non sarebbe stato meglio prendere un attore del posto, magari meno noto ma più intonato?

Michele Anselmi

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