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Su Netflix arriva “Le conseguenze dell’amore”, una vita nascosta dietro il silenzio

“Il mio segreto inconfessabile è questo, e non è l’unico: io faccio uso di eroina una volta a settimana da ventiquattro anni, solo il mercoledì mattina e solo alle dieci in punto. Non ho mai e dico mai fatto strappi alla regola”. Il film di Paolo Sorrentino del 2004 “Le conseguenze dell’amore”, su Netflix dal 16 ottobre, bisogna interpretarlo così, per scansioni temporali.

Il minutaggio e il silenzio hanno un ruolo fondamentale, sono precisi, mai casuali e ogni minuto diventa funzionale a comprendere gli scatti compiuti dal personaggio di Titta di Girolamo, interpretato da Toni Servillo, che risulta essere emblematico sin da subito, ricco di contrasti chiaroscuri e di controsensi. Di Girolamo si definisce un uomo non frivolo in mezzo ad un mondo di frivolezze, ma come spiegare allora i soldi, l’eroina, la vita in albergo ed una macchina di lusso? Questo mistero sarà chiaro nelle scene conclusive del film, ma dal principio le uniche cose imprescindibili sono i lunghi silenzi, i primi piani, una sigaretta sempre accesa e un volto che di rado muta la sua espressione. La scena iniziale dura circa due minuti, ma non vi è dialogo, prevalgono la tonalità del grigio e una musica di sottofondo che lascia il posto alla voce fuori campo di Titta, che inizierà a proferire parola in scena solo al settimo minuto.

La presenza scenica di Titta è sempre coerente: un completo elegante e scuro, una camicia bianca, una cravatta e occhiali vintage che fungono da filtro per quello sguardo perso e profondo che la magistralità di Servillo riesce ad immedesimare alla perfezione. Titta Di Girolamo è una sorta di Jep Gambardella, protagonista del film “La grande bellezza”, che al contrario del re mondano di Roma osserva e studia il mondo dall’esterno senza mai immischiarsi con esso. Il tono di voce di Titta è fermo, deciso, austero, alterna frasi secche e brevi a riflessioni prolisse, tipiche di un uomo arguto, ma solitario. “Non bisogna mai smettere di avere fiducia negli uomini, direttore. Il giorno che accadrà sarà un giorno sbagliato”. Silenzio. Lo spettatore percepisce istantaneamente il crollo di tutte le certezze, Titta di Girolamo l’uomo che rifiuta ogni contatto, parla di fiducia nel genere umano, ma allora chi è davvero?

Di Girolamo è un “dottore” che al cinquantasettesimo minuto tenterà di dar voce alla sua vita, dopo aver ripulito il suo sangue in clinica ed essersi affacciato ad un cambiamento inaspettato a causa di un sentimento da sempre negato: l’amore. In quel frangente il silenzio si rompe, Titta di Girolamo mostrerà allo spettatore i retroscena della sua vita: chi è, cosa è stato, quali sono le sue paure e quale è il riscatto a cui ambisce. Fermo immagine, minuto trentadue e quarantaquattro secondi, una gru a torre in lontananza circondata da un’alba che è forse l’unico colore vivo in tutto il film, è la metafora della ricerca di equilibrio che spaventa un uomo per cui, tra gli infiniti ostacoli della vita, la felicità è quello più invalicabile.

Cristina Quattrociocchi

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