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“Summers Survivors”: il film lituano sugli esclusi

Remake di “Gli Esclusi” di John Cassavetes? In parte sì. Se non fosse per le sequenze centrali che inquadrano il racconto al genere road-movie, “Summer Survivors” di Marija Kavtaradze si potrebbe considerare proprio così, almeno in quelle iniziali e finali: una sorta di remake della terza pellicola di uno dei primi registi indipendenti, con scene girate in un nosocomio come una docufiction non in bianco e in nero, ma a colori con una fotografia dorata ed evocativa dei quadri di Klimt.
Il lungometraggio d’esordio della giovane regista lituana, presentato al Toronto International Film Festival, è soprattutto, per buona parte del film, un road movie con tre giovani protagonisti: Indré, un’assistente psicologa, e due pazienti, Paulius e Juste, diretti a Palanga verso un’altra struttura ospedaliera. E il viaggio rappresenterà per loro l’occasione di una fuga verso la normalità: il tentativo di apparire viaggiatori normali e di non sembrare esclusi celando ogni marchio di anormalità (vedi le sequenze in cui Paulius cerca di nascondere le scritte sulla vettura). Li vediamo allora ripresi mentre mangiano palline colorate come i piccoli viaggiatori di un’altra vettura, di tuffarsi in acqua e di cantare romanticamente.
Il film è un delicato affresco sugli esclusi che inizia e termina sempre con la stessa immagine: un volto femminile sofferente ripreso in un ambiente angusto e silente. In quella iniziale è ritratta una donna nell’obitacolo della sua automobile e in un silenzio, interrotto soltanto dal suono esterno di una cornacchia, in quella finale il viso spento e sofferente di un’altra ripresa nel silenzio della sua stanza. “Summers Survivors” non termina con un happy-end e nemmeno con un finale aperto, ma con una sequenza di fotogrammi che ritraggono una donna e la sua malattia: la sua solitudine ed inquietudine. La sua diversità.
Alessandra Alfonsi
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