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“Supremacy” in streaming sei anni dopo (ha contato la morte di George Floyd?)

L’angolo di Michele Anselmi

Perché “Supremacy – La razza eletta” esca solo ora, pur risalendo al 2014, è presto detto: a Cloud 9, che distribuisce, devono aver pensato che il film del regista afroamericano Deon Taylor rientrasse in un certo mood antirazzista, favorevole al movimento Black Lives Matter, specie dopo l’orrendo omicidio del nero George Floyd. Non lo troverete in sala però: dal 6 luglio è su Sky Primafila, dall’11 su Chili, Rakuten, Tim Vision, Apple Tv, Infinity Tv, Google Play, Cg Digital e The Film Club.
Alla critica americana il film non piacque, lo trovò schematico e prevedibile, il pubblico invece apprezzò l’impianto da thriller classico, diciamo psicologico, con una situazione in bilico, per dare l’idea, tra “Ore disperate” e “Cape Fear. Il promontorio della paura”.
Succede che il bianco nazista Garrett Tully, il quale esibisce una piccola svastica tatuata perfino sulla guancia sinistra, esca dal carcere dopo quindici anni di carcere per rapina a mano armata. Siamo nel 1992, in California. Ad attendere sul pick-up quell’avanzo di galera, fanatico militante della “Fratellanza Ariana”, c’è una bella ragazza, Doreen, pure lei simpatizzante, ma forse più interessata al denaro che alla causa. Fermati per un semplice controllo, lo scellerato ammazza a sangue freddo un poliziotto, s’intende di colore; non resta che la fuga, ma prima c’è da trovare un’altra auto, e il caso porta i due sciroccati di fronte a una villetta di campagna dove vive una pacifica famiglia di neri. Come dire: il cacio sui maccheroni per quel razzista patentato.
L’andamento, avrete capito, è classico: Tully terrorizza quei poveracci, tra i quali ci sono anche dei bambini, Doreen sta a guardare quasi paralizzata, l’unico che sembra avere un po’ di sale in zucca è Mr. Walker, l’anziano capofamiglia, che è stato in prigione e sa come trattare quella coppia a un passo dal crollo nervoso.
“Devi imparare a lottare con la mente, la pazienza è tutto” dice al figliastro che vorrebbe ribellarsi e si becca subito una pallottola nella spalla. Nel crescendo della tensione e delle minacce, mentre si stringe il cerchio attorno alla casa, si precisa il “corpo a corpo” tra quei due nemici per la pelle che scoprono di avere qualcosa in comune. Finalone a effetto.
La storia è in buona misura vera: successe nel 1995, a sequestrare la famigliola furono il “suprematista” Robert Walter Scully e la complice Brenda Kay Moore: lui è ancora nel “braccio della morte” a San Quentin in attesa di essere ucciso, lei ha scontato 14 anni.
Se piace il genere, “Supremacy – La razza eletta” si muove su strade sicure: violenza, tensione, minacce, pistole puntate sulla fronte delle vittime per terrorizzarle, stratagemmi mentali per beffare i sequestratori, infine il confronto serrato, quasi a dirci che anche nel razzista più feroce e bastardo si annida forse un barlume di umanità.
La regia di Taylor è abbastanza rozza, un po’ da film di serie B, e certo il copione di Eric J. Adams non brilla per complessità dialettica; risultano più interessanti gli interpreti, che sono da un lato Joe Anderson e Dawn Olivieri (i due razzisti) e dall’altro il redivivo Danny Glover (Mr. Walker).

Michele Anselmi

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