L’angolo di Michele Anselmi

“The Bikeriders” piacerà di sicuro alle migliaia di Harley Davidson Owners provenienti da tutta Europa che si sono riuniti a Senigallia ai primi di giugno, rovinando per tre giorni il sonno dei residenti con le loro motociclette fracassone in carovana costante. Nelle sale da una settimana, il film di Jeff Nichols resiste al terzo posto in classifica, ma a infiniti milioni di euro di distanza da “Inside Out 2”, ormai un fenomeno impressionante sul piano degli incassi: richiama bambini, adolescenti, ventenni, trentenni e quarantenni.
Non saprei dire, invece, a chi si rivolga “The Bikeriders”, che il 45enne regista americano (suoi titoli come “Mud” e “Loving – L’amore deve nascere libero”) ha tratto da un libro fotografico di Danny Lyon che nel 1969 tratteggiò le gesta, non tutte proprio commendevoli, dei “Chicago Outlaws Motorcycle Club”. Sullo schermo diventano i “Vandals Chicago” e il periodo preso in esame dal racconto riguarda la seconda metà degli anni Sessanta, si parte dal 1965, con un tardo epilogo ambientato nel 1973.
Da “Il selvaggio” con Marlon Brando a “I selvaggi” di Roger Corman, da “Easy Rider” di Dennis Hopper alla fortunata serie tv “Sons of Anarchy”, i rudi motociclisti americani vestiti di pelle e jeans, s’intende a cavallo delle loro Harley modificate, rappresentano quasi un genere cinematografico. “The Bikers” è un crepuscolare omaggio a quel mondo fortemente iconico, all’insegna di un ribellismo oltraggioso e nichilista, fors’anche sognatore, ogni tanto purtroppo nazistoide, che sopravvive oggi in modi diversi.
Tre i personaggi principali: l’individualista, bellissimo e indocile Benny sempre nei guai, come un cavallo pazzo; sua moglie Kathy, paziente e protettiva, decisa a non vederlo morire; e Johnny, il carismatico capo e animatore del club, l’uomo che fa le regole. I loro destini s’intrecciano con quelli di altri motociclisti del MidWest, in un succedersi di risse, pestaggi, bevute, rese dei conti, prove di fedeltà. Ma strada facendo tutto sembra corrompersi: l’antico codice d’onore, insomma l’idea di comunità, lascia spazio a una violenza forsennata determinata dall’ingresso di feroci spostati, reduci eroinomani, criminali patentati. Il tutto rievocato da Kathy che risponde alle domande del fotografo autore del libro, appunto Danny Lyon.
“È bello conoscere un po’ di gentaccia” ghigna il biker californiano dai denti marci che finisce col fare la patetica comparsa davanti ai cinema dove proiettano “Easy Rider”: è il 1969, già qualcosa s’è rotto nell’armonia del gruppo, una pistola pronta a sparare farà il resto.
Pieno di musica rock-blues e fotografato con tinte dense, “The Bikeriders” è un film un po’ scucito sul piano delle dinamiche narrative ma interessante sul versante della ricostruzione d’epoca. L’approdo è malinconico, da fine di una specie di utopia/elegia, per la serie: solo uscendo dal gruppo ci sarà modo di salvarsi.
Austin Butler, Jodie Comer e Tom Hardy bene incarnano i tre protagonisti, stretti da un patto d’amore e amicizia, mentre star come Michael Shannon, Norman Reedus e Mike Faist compaiono in partecipazioni speciali.
Al multiplex Giometti di Senigallia ieri sera eravamo una quindicina di spettatori; nella sala accanto un pienone pazzesco per “Inside Out 2”, oggi a 23 milioni di euro: come volevasi dimostrare.

Michele Anselmi