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The Brink: Steve Bannon, l’Europa e l’orlo dell’abisso

Steve Bannon, nato Stephen Kevin Bannon (Norfolk, 27 novembre 1953), è un giornalista, politico e produttore cinematografico statunitense, ex banchiere d’investimento, direttore esecutivo di Breitbart News e capo stratega del presidente degli Stati Uniti Donald Trump dal 20 gennaio al 18 agosto 2017. Queste le prime righe della biografia di Steve Bannon su Wikipedia, potremmo definirlo un riassunto del suo profilo pubblico o, dopo aver visto il documentario “The Brink”, la punta di un enorme iceberg.
“The Brink – Sull’orlo dell’abisso”, diretto dalla regista statunitense Alison Klaymane prodotto da Marie Therese Guirgis, ex collega di Bannon, nasce con l’obiettivo di raccontare vita e pensieri di Steve Bannon dopo l’uscita di scena dell’agosto 2017, quando a seguito dei fatti di Charlottesville, città in cui fu organizzata la manifestazione dei suprematisti bianchi (Unite the Right Rally), si generò lo scandalo che portò il Presidente Trump a sollevarlo dall’incarico di capo stratega alla Casa Bianca.
Nell’ora e mezza di documentario lo spettatore entra a contatto con il controverso Steve Bannon durante la fase di preparazione delle elezioni americane di medio termine del 2018, seguendo i suoi affari e i continui spostamenti in Europa. L’obiettivo di Alison Klaymane è quello di raccontare l’uomo che c’è dietro un personaggio dalla fama così radicata. Un uomo, Bannon, che è riuscito a portare l’ideologia di estrema destra (suo il Muslim Travel Ban) nelle alte sfere della politica americana e probabilmente riuscirà a imporle anche in Europa.
Steve Bannon è un persuasore, un manipolatore, ma è comunque un uomo. Che un uomo possa essere l’artefice del male ce lo afferma lo stesso Bannon nella prima sequenza, che racchiude forse la chiave di lettura di “The Brink”. La constatazione dello stesso Bannon è che a progettare Auschwitz sia stato un gruppo di uomini che ha messo in atto gli stessi processi che si mettono in atto per l’avvio di un’attività industriale. Cosa ha spinto ingegneri e professionisti a progettare il luogo in cui si sarebbe consumato uno dei più grandi eccidi umani? Un’ideologia.
L’attività di Bannon punta a questo: diffondere l’ideologia del movimento nazionalista populista e da bravo persuasore, oltre a essere diventato il principale consulente dei partiti populisti in Europa (Lega e Movimento 5 Stelle compresi), sfrutta i mass media per diffondere le sue idee e creare consenso.
Manipolare la realtà e le notizie, in particolare tutto ciò che ha a che fare con l’immigrazione, e lasciare che le idee nazionaliste si diffondano, come un contagio. La natura del male è umana e ha anche una strategia. “The Brink” sembra presentarci il nemico come un uomo molto simile a noi, da cui possiamo difenderci solo maturando un pensiero critico verso la realtà che ci circonda.
Nel documentario Steve Bannon ha la testa sempre piegata sullo schermo del suo cellulare, scorre velocemente le notizie, cerca quelle giuste da far rimbalzare sui suoi media. Mette in pratica lucidamente quello che Elisabeth Noelle-Neumann definì Spirale del Silenzio, che spesso si tratti di mezze verità o peggio fake news poco importa. Si diffondono come una metastasi in tutto il mondo. Stati Uniti, Italia, Polonia, Ungheria, Belgio, Francia: lo spirito dell’autoproclamato leader del Movimento Populista aleggia ovunque. Le elezioni europee sono alle porte e “The Brink”, è letteralmente l’orlo…dell’abisso in cui rischiamo di sprofondare. Nelle sale d’Italia da lunedì 29 aprile distribuito da Wanted Cinema e Feltrinelli Real Cinema.

Chiara Pascali

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