L’attesissima quinta stagione di “The Crown”, la prima dalla scomparsa del Principe Filippo e della Regina Elisabetta, è finalmente arrivata su Netflix portando con sé numerosi cambiamenti: il primo fra tutti il tradizionale cambio di cast voluto dal creatore Peter Morgan nel tentativo di affidare la sua storia a interpreti più vicini all’età dei loro rispettivi personaggi.
L’arco di tempo coperto in questi 10 episodi va dal 1991 al 1997 – lasciando sapientemente per la prossima stagione il terribile incidente che colpì la Principessa del Galles il 31 agosto –, un periodo breve rispetto a quelli trattati nelle precedenti stagioni, ma ricco di avvenimenti: partendo dal tramonto dell’Impero britannico, passando per il 1992 noto come l’annus horribilis della Regina, quando un vasto incendio colpì il castello di Windsor, fino ad arrivare al tumultuoso divorzio tra Carlo e Diana e il successivo avvicinamento di Camilla Parker Bowls nella famiglia reale.
La quinta stagione inizia e finisce con lo yacht reale Britannia inevitabilmente in rovina dopo quattro decenni di onorato servizio, un parallelismo – quello tra lo yatch e la famiglia reale – che funziona a livello narrativo così come funziona l’immagine della famiglia reale che indispone la Regina legata alla “cara e vecchia” BBC che, in un particolare momento storico, la tradisce mandando in onda la nota intervista senza filtri di Lady D.
Nonostante questi interessanti spunti di riflessione, la quinta stagione di “The Crown” è la meno riuscita e rilevante: se all’inizio la storia raccontava un’epoca da noi molto distante (tra gli anni ’40 e ’50) e facilmente modellabile per farla sembrare una favola, ora il racconto è arrivato agli anni ’90, un decennio arcinoto e che richiama più lo stile di un documentario che di un’opera di fiction, rischiando la parodia.
Nonostante gli alti e i bassi, “The Crown” rimane una delle perle della televisione contemporanea: grazie all’attenzione per i dettagli basata su costumi di scena originali e location perfette, la scrittura elegante e interpreti di altissimo livello, la serie è ancora uno dei migliori prodotti televisivi mai realizzati. La prossima stagione, ancora più pericolosamente vicina ai nostri tempi, sarà – almeno così sembra – l’ultima e la più insidiosa: avrà infatti l’arduo compito di fare pace con il passato (e con i detrattori che hanno accusato gli autori di essere eccessivamente crudeli con la famiglia reale) e consegnare la sua storia al futuro che non porterà più il nome di Elisabetta II, ma di Re Carlo III.

Flavia Arcangeli