L’angolo di Michele Anselmi

“Sono quella che arriva quando non puoi chiamare il 911”. Non male come formula per presentarsi. Su Sky Investigation, da venerdì 1 ottobre, c’è la nuova serie “The Equalizer”, che volge al femminile il personaggio già portato sul piccolo schermo negli anni Ottanta da Edward Woodward e più di recente al cinema da Denzel Washington.
Così Robert McCall diventa Robyn McCall, una cinquantenne donna nera, tosta e scaltra, con le fattezze non proprio androgine di Queen Latifah. Dubito che qualcosa del genere accadrà con 007, nonostante voci, sospetti e finali di film; ma nel caso di “The Equalizer” il cosiddetto “reboot” può funzionare, tanto più in questa chiave eminentemente black e politicamente corretta, visto che l’attrice è anche coproduttrice e immagino abbia partecipato alla messa a punto delle storie.
La giustiziera di New York, nella nuova versione, non è una donna solitaria e misantropa. Ha una figlia adolescente che le dà qualche problema e vive con la sorella maggiore, ama camuffarsi e sfoggia le acconciature più eccentriche. Era una temuta agente della Cia, la migliore, una macchina per uccidere, poi s’è ritirata dal giro, ha fatto l’assistente sociale; però adesso sente di dover tornare in campo, diciamo da freelance. “Mi interessava l’idea di riportare al pareggio un mondo che sembra ormai pesantemente sbilanciato, vittima del bullismo o peggio” spiega l’attrice americana.
Ciò detto, non bisogna prendere sul serio “The Equalizer” (il termine, che sta per “livellatore”, indica in gergo anche le armi da fuoco). Il tono è un po’ giocoso, brillante, McCall risolve i casi con l’aiuto di una ex commilitona asiatica e di un mago dei computer, e poi c’è il suo vecchio amico che intende reclutarla per evitare le vendette della Cia.
Ho visto venerdì i primi due episodi, nei quali lei salva una ragazzina braccata da due killer e un bambino fatto rapire da un bieco affarista. Di colore entrambe le vittime, bianchi i cattivi. Ciò detto, non bisogna aspettarsi cupezze particolari o patemi esistenziali, tutto con Queen Latifah è molto dinamico, facile, spiritoso e “diritto”, fin troppo, a differenza di quanto succedeva con il tormentato McCall incarnata da Denzel Washington; ma è anche vero che la serialità televisiva impone un caso a episodio, e meno male.

Michele Anselmi