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“The Forty Year Old Version”. Le montagne russe dei 40 anni

Un film in bianco e nero e musica jazz. The Forty Year Old Version, su Netflix dal 9 ottobre, sembra una vecchia pellicola ma le airpods indossate dai ragazzi intervistati da Radha Black, sceneggiatrice ed insegnante sull’orlo di una crisi dei quarant’anni, tradisce la collocazione spazio-temporale. La prima scena vede la presenza solo suoni in sottofondo senza alcuna battuta, una donna che si rigira nel letto come se il fuoco della ribalta cercasse di avere la meglio su una pigrizia che alla fine la porta a preferire il divano di casa. Radha, Miss B o RadhaMUSprime sono i tre nomi della protagonista, tre nomi che individuano personalità diverse coesistenti. La vita di Radha è questa, il continuo tentativo di districarsi tra speranze, sogni e delusioni che alla soglia dei quarant’anni diventano un incubo da cui non riesce ad uscire. Inizialmente l’aspettativa di chi osserva è quella di vedere il climax ascendente di una donna che, dopo molto, riesce a trovare la sua strada, ma Radha tiene in serbo per lo spettatore non poche sorprese. I primi piani su una foto di famiglia, un vecchio premio vinto molti anni prima sono ostacoli e opportunità che nello sviluppo della storia ritorneranno sempre, in positivo e in negativo, per guidare le scelte di Radha. Queste ultime non producono sempre i risultati sperati, soprattutto perché la psicologia della protagonista è talmente intricata da portare lo spettatore a non capire quale sia il suo fine. Miss B è al centro di una diatriba con sé stessa e le sue allieve Elaine e Rosa ne sono l’esternazione, una ne critica aspramente le scelte e la giudica, l’altra la apprezza e la elogia, ma lei da che parte sceglierà di stare?
La musica che accompagna le scene sembra essere pensata strategicamente, quella jazz legata ad un passato che non la rappresenta più, l’hip hop che invece sembra essere il ritmo della sua vita. Nel film, infatti, la musica ha un duplice ruolo: quello di scansione temporale tra passato, presente e futuro, ma anche quello di spiraglio di luce. La musica esprime concetti importanti, diventa strumento di denuncia contro la vita e le ingiustizie perché ricordiamo che l’ambientazione è quella americana e i protagonisti sono per lo più afro. Probabilmente però questa critica marcata e talvolta forzata rispetto alla ben conosciuta lotta dei diritti sui bianchi, risulta eccessiva soprattutto perché la vera critica che il film solleva nello spettatore è proprio rivolta a Radha. Nonostante un’apparente spinta in avanti, infatti lei proseguirà in un movimento a ritroso verso l’adolescente che è stata. Il personaggio non matura, retrocede di continuo, non si assume responsabilità ma anzi spesso fa prevalere superficialità ed egoismo su scelte che coinvolgono altri. La montagna russa della vita di Miss B, che coinvolge anche lo spettatore in un rapporto di stima e odio verso di lei, non ha una fine e continuerà vertiginosamente fino a che, forse, riuscirà a scendere da questo gioco pericoloso.

Cristina Quattrociocchi

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