Michael Pearson entra nel più tipico pub inglese con tavoli e bancone in legno scuro. Oltre il finestrone sullo sfondo il cielo è grigio e un autobus rosso a due piani attraversa la strada. Non ci sorge alcun dubbio sul luogo in cui ci troviamo. “Boss!” viene chiamato con reverenza dall’uomo dietro al bancone. Tutte le coordinate spaziali e temporali ci vengono presentate già al primo minuto di pellicola, con un’introduzione ai titoli di testa che gioca con sangue e boccali di birra.

La prima impressione che si ha quando ci si imbatte in “The Gentlemen” è quella di smarrimento. I dialoghi partono serrati e la storia si apre nel bel mezzo degli eventi, per poi essere narrata da un irriconoscibile, seppur perfettamente credibile, Hugh Grant, che veste i panni di un espediente narrativo. Siamo in pieno stile Guy Ritchie, in un movimentato e colorato gangster movie che potremmo definire ‘rovesciato’. Si parte dall’alto e si prosegue scendendo. Non sobborghi inglesi fatiscenti ed abbandonati, ma suntuosi edifici vittoriani, le cosiddette “power houses”, così come manca la figura del boss malavitoso accecato da soldi e potere, rimpiazzato da “Mickey” Pearson – e il regista ci appare particolarmente affezionato a questo nome –, il ricchissimo proprietario di una vasta coltivazione di Marijuana che vuole però mollare il proprio impero e vivere tranquillo. Questa sua decisione scatenerà gli animi di numerosi altri “gentlemen” inglesi, pronti a dichiararsi guerra a vicenda pur di ottenere i proventi della proprietà.

La moltitudine di bande e personalità borderline che di quell’impero vuole appropriarsi darà vita ad un intreccio narrativo a più livelli in cui ritroviamo, ancora una volta, il mondo russo, il mondo orientale e quello zingaro che si fronteggiano tra equivoci e derisioni, affronti e vendette. Allo stesso tempo il modo grottesco in cui tutto ciò avviene caratterizza la cruda comicità del film. A questa moltitudine di personalità e culture corrisponde un ventaglio di attori brillanti più o meno conosciuti al grande e al piccolo schermo, da uno scultoreo Matthew McConaughey, passando per Hugh Grant (in un ruolo inedito), e poi ancora Colin Farrell, Charlie Hunnam, Michelle Dockery, Jeremy Strong, Henry Golding fra i principali – anche se ne mancano ancora molti all’appello.

Il film, disponibile su Amazon Prime Video, gioca tutte le sue componenti al fine di rendere ritmo e velocità di azione. Alle corse e agli inseguimenti dei personaggi si alternano dialoghi senza spazio di indugi, colori brillanti e vivaci, una fotografia accesa e musiche ritmate. Il risultato è un’ulteriore conferma di quanto il regista si trovi a proprio agio districandosi in questo genere cinematografico, tanto da introdurvi il gioco della scatola cinese: il film che è a sua volta un film, come conferma la sceneggiatura presentata dallo stesso Fletcher (Hugh Grant) agli studi Miramax, casa di produzione dello stesso film che stiamo guardando.

Chiara Fedeli