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“The Iced Hunter”, un fantasy – horror tutto italiano

“Perché lo chiamano il cacciatore di ghiaccio? Lo hai mai toccato? Il suo corpo è freddo come il ghiaccio”.
The Iced Hunter, il fantasy-horror indipendente di Davide Cancila, disponibile in dvd dal 21 ottobre, si apre con un alone di mistero che avvolge l’intera storia. Allo stesso modo con cui antiche civiltà rappresentavano scene di vita quotidiana e rimandi alle divinità, in The Iced Hunter una voce esterna e profonda fornisce l’attacco alla narrazione decifrando la simbologia di figure legate a rivendicazioni e sacrifici, rappresentate con dei bassorilievi sulla roccia. La voce narrante è indispensabile per comprendere le diverse “fazioni” che si scontreranno in seguito, come se fosse un riassunto che preannuncia un retroscena intricato. Il primo dubbio con cui lo spettatore si rapporta riguarda la collocazione spazio temporale della storia del cacciatore perché, almeno nei primi sei minuti, sembra di essere catapultati nell’epoca dei Crociati: spade, armature, boschi e lotta contro gli “infedeli”. In realtà un collegamento potrebbe essere rintracciato nella presenza, in ambedue i casi, di una lotta in nome della religione, chi per la conversione degli eretici, chi per la condanna di creature nate contro natura.

Alle porte del settimo minuto, però, lo spettatore viene risvegliato da quel sogno di cavalieri e cristianità per atterrare nel presente: due ragazzi, un piercing al naso, jeans, magliette stampate e maglioncini intorno al collo, tutti segnali che di certo non possono che ricondurre ai tempi moderni. Non si assiste dunque ad un flashback, questi saranno presenti in parti diverse della narrazione in alcuni momenti specifici, si parla invece di un medesimo contesto spazio-temporale in cui si congiungono due stili molto distanti: un bosco brulicante di guerrieri armati di spade, mantelli, balestre e un ambiente più riconoscibile e familiare. La congiunzione tra le parti, però, è data dall’uso delle luci e la calibratura dei contrasti che rendono i volti, in particolare quello del cacciatore, marcati quasi all’eccesso. Il cacciatore non palesa subito la sua figura, essa rimane celata nell’ombra per molto tempo ed anche il primo tentativo di svelarla comporta solo lo smascheramento di due occhi di ghiaccio: bende bianche che coprono il volto, il torace e le mani, capelli lunghi e corvini contrastano una pelle diafana segnata da cicatrici, questi i segni che svelano il personaggio del cacciatore. Le stesse cromie vanno poi a delineare tutti i personaggi, compresi quelli dichiaratamente horror, il cui aspetto e impatto sullo spettatore sono molto mitigati dall’incrocio con il genere fantasy. La valenza horror, più che dalle immagini e dalle metamorfosi spesso rappresentate in maniera caricaturale, è rimandata ai suoni: scene particolarmente crude non vengono palesate, ma i rumori dei corpi trafitti dalle spade, la lotta e le grida di terrore rimandano facilmente l’immaginazione a inequivocabili conclusioni.

Cristina Quattrociocchi

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